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11.12.09

IL CIELO NEGLI OCCHI

Guardo il cielo da bambino, da quando la postina mi disse che a guardare sempre i boschi gli occhi pigliano il verde. Lei ce li aveva neri a forza di leggere gli indirizzi. Io per tenermeli chiari ho cominciato a fissare i cieli.
E' tanto tempo che viaggiano sugli occhi, attraversano il loro campo, scavalcano le ciglia.
Che fortuna starsene sotto il loro gratis, non vedere un muro, una serratura, una siepe.

Erri De Luca, Il contrario di uno
Feltrinelli 2003, pp. 47,48

Foto by Maqs cat

19.9.07

LA MONTAGNA

La natura, le montagne sono state la medicina, l'appiglio per non cadere. Ma, si può dire, di tutta la famiglia perché anche mio padre e mio nonno andavano a guarirsi sulle cime. Dalle montagne ho avuto protezione e affetto. La scalata estrema è venuta dopo, ma non c'entra nulla, o molto poco, con l'amore per la montagna, con ciò che mi ha dato e continua a darmi.
Per me è la madre sulla quale giocano, si nascondono, cercano calore i suoi figli. Ogni tanto la mamma si stiracchia, respira, sbadiglia, qualche bambino rotola giù. Qualche altro soffoca sotto la sua mole come un pulcino sotto la chioccia. Ma non è colpa di nessuno. Mi escono battute sarcastiche quando leggo o sento definire la montagna assassina. La montagna non è assassina, se ne sta lì e basta. Siamo noi i killer di noi stessi, che non sappiamo vivere, che usiamo il profumo per l'uomo che non deve chiedere mai, che abbiamo dimenticato la carità, la riconoscenza, il rispetto, che distruggiamo la natura. La vita è un segno di matita, curvo e sottile, che finisce ad un certo punto. Per molti è lungo, per altri corto, per altri non parte nemmeno.
La gomma del tempo verrà poi a cancellare quel segno. Di noi non resterà nemmeno il ricordo. È giusto così. E allora perché sgomitare tanto? Ho speso i giorni liberi dal dovere in compagnia delle montagne e della natura e mi sono trovato bene. Molto di più che con la gente. Perché la montagna non è gelosa, né invidiosa, non cerca potere né vendetta. Né tradisce. Per andare in montagna ho ridotto al minimo il dovere. Non ho accumulato soldi, non ho snaturato la vita nascondendomi sotto mucchi di orpelli inutili. Vivere è come scolpire, occorre togliere, tirare via il di più, per vedere dentro. La montagna mi ha insegnato anche questo. Dopo due giorni di vagabondaggi senza cibo, una volta a casa, non è necessario che il tonno si tagli con un grissino per essere buono. La montagna mi ha fatto capire che è da sciocchi mettere la vita in banca sperando di ritrovarla con gli interessi. Mi ha aiutato a non essere troppo tonto, anche se un po' tonti si è tutti da giovani. Mi ha insegnato che dalla vetta non si va in nessun posto, si può solo scendere. Saggio consiglio per non farsi prendere dai traguardi dell'ambizione lungo il segno di matita. Oggi non ho né rimorsi né rimpianti. È andata così e basta. Forse sono un po' più saggio, o sto diventando vecchio. Ho usato la vita come una falce. L'ho battuta, arrotata, senza paura di colpire il sasso nascosto tra l'erba. Ho reciso fiori ed erbe. Adesso la falce è mezza consumata. Ma taglia ancora il fieno delle montagne.

Mauro Corona, Nel legno e nella pietra
Mondadori, Milano 2003, pp. 271-272
Foto by Chibi_bunny_usagi

13.4.07

UNA PASSEGGIATA NEL DESERTO


Un giorno ho riempito lo zaino di cose alla rinfusa, ho affittato un asino al mercato e sono partito per il deserto. Da queste parti non è una cosa straordinaria fare una gita nel deserto, neanche per un periodo piuttosto lungo...
Il deserto è bello, un posto incredibilmente pulito e puro. Nulla ci può marcire lì: se una cosa muore si mummifica immediatamente e si pietrifica. Il suo silenzio è tonificante e squisita è l'aria asciutta che passa sul corpo come una medicina che raschia via tutte le impurità. E anche il sole è puro e mite, è un padre che insegna, dolcemente severo, a rimanere nell'essenziale e a disperdere tutto il superfluo...
Il deserto ha molte cose belle, ma niente dà più pace agli uomini che lo trafficano che starsene supini la notte al cospetto del suo cielo. L'aria asciutta ha perso anche i minimi vapori del giorno e le stelle vengono giù a cascata da un soffitto basso basso colorato di un violetto traslucido come acqua; si direbbe che ti piovano addosso a catinelle...
Nel deserto ci sono molte cose da vedere e sentire e odorare. E ognuna ha un grande spazio attorno a sé. Un cespuglio striminzito di mirto manda un profumo molto intenso, ma è il solo cespuglio nel raggio di molti chilometri, ed è l'unico odore che si può percepire in quel momento. Con lo sguardo puoi abbracciare diverse ore di cammino e molte montagne e depressioni e piste che si perdono oltre l'orizzonte, ma niente è ammonticchiato alla rinfusa, niente si sovrappone e confligge come capita in città. Così ogni rumore è ben distinto e libero di muoversi all'infinito. Tutto questo è molto riposante, tutto questo dà un senso di grande ordine e pulizia che rende agevole il cammino e lascia liberi di pensare in tranquillità.

Maurizio Maggiani, Il coraggio del pettirosso
Feltrinelli, Milano 1995 pp. 53,55,56
Foto by O!ivier

10.12.03

NOTIZIE SULL'ACQUA

Sta nella nuvola e nel pozzo, nella neve e nella noce di cocco, negli occhi e nel fiume, nell'arcobaleno e nel lago, nel ghiaccio e nel vapore delle pentola sul fuoco, nella bocca.
E' la maggioranza della superficie. E' la maggioranza del corpo. Una persona è acqua che cammina, dall'acqua di placenta all'acqua del sudario.
In ebraico è plurale, màim, acque. In francese è una vocale sola, eau, o.
In greco e in tedesco è neutra.
In russo e nelle latine è femminile.
L'impero di Roma si costruì sull'acqua, fu idraulico. Resiste più di altri manufatti la fabbrica di archi, gli acquedotti.
Dal fondo del pozzo avverte il terremoto. Fa tremare il ramo scortecciato in mano al rabdomante. La sua avventura chimica è prodigio, ossigeno più idrogeno, ad accostarli, esplodono.
Spegne fuoco, anche quello dei vulcani. Fa il pane, fa la pasta. E' nel bianco e nel rosso d'uovo. E' nella sua buccia. E' nella carta e nel vino, nelle ciliegie e nelle comete.
Chi la spreca verrà assetato. Ho visto  città al buio andare coi secchi al fiume. Ho visto Mostar e Belgrado. Ho visto il Danubio avvelenato dalle rovine di Pancevo. Sobborgo di industrie distrutte da una guerra aerea. Il Danubio in maggio ha avuto la più grande piena del secolo, gli argini sono tracimati in alluvioni nel sud della Germania. Il Danubio ha chiesto acqua al cielo per lavarsi e l'ha avuta. Ma i banchi di aringhe che salgono dal Mar Nero, no. 
Chi sporca l'acqua verrà sporcato. Secondo Geremia la voce di Iod/Dio è chiasso di acque nei cieli. Giusta sarà la sorpresa di chi ascolterà la prima domanda, appena morto: "Quant'acqua hai versato?". Ognuno di noi sarà pesato a gocce.

Erri De Luca, in Acqua preziosa
Anno internazionale dell'Acqua 2003