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7.2.26

NASCERANNO UOMINI MIGLIORI

Nasceranno da noi
uomini migliori.
La generazione
che dovrà venire
sarà migliore
di chi è nato
dalla terra,
dal ferro e dal fuoco.
Senza paura
e senza troppo riflettere
i nostri nipoti
si daranno la mano
e rimirando
le stelle del cielo
diranno:
“Com’è bella la vita!”
Intoneranno
una canzone nuovissima,
profonda come gli occhi dell’uomo
fresca come un grappolo d’uva,
una canzone libera e gioiosa.
Nessun albero
ha mai dato
frutti più belli.
E nemmeno
la più bella
delle notti di primavera
ha mai conosciuto
questi suoni
questi colori.
Nasceranno da noi
uomini migliori.
La generazione
che dovrà venire
sarà migliore
di chi è nato
dalla terra,
dal ferro e dal fuoco.
Nazim Hikmet 

16.1.24

DOVE ANDARE?

Dove andare?
I ruscelli rimangono nelle mie vene
E le spighe crescono sotto i miei vestiti.
Le case sono deserte nelle linee della mia mano,
Le catene avvolgono il mio sangue
E non ho nessun difensore davanti a me,
Né dietro di me.
Come se le mani fossero l'unico posto,
Il Paese.
Ah, una patria in un corpo!




Mahmoud Darwish, La terra è stretta per noi,
tratta da Tahar Ben Jelloun, L'urlo. 
Israele e Palestina.  La necessità di un dialogo nel tempo della guerra
La nave di Teseo, Milano 2023, pp. 25,26, 38,39


11.8.22

LA VIA SI FA CON L'ANDARE...

Tutto passa e tutto rimane
però il nostro è passare,
passare facendo cammini
cammini sopra il mare.

Mai ho cercato la gloria,
né di lasciare il mio canto 
alla memoria degli uomini:
io amo i mondi delicati,
lievi e gentili
come bolle di sapone.

Mi piace vederle quando si colorano
di giallo e carminio, volare
sotto il cielo azzurro, tremare
d'improvviso e poi scoppiare.

Mai ho cercato la gloria.

Viandante sono le tue impronte
la via e nulla più:
viandante non c'è un cammino
il cammino si fa camminando.


Camminando si fa il cammino
e voltando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai
si tornerà a calcare.

Viandante non c'è una via
ma scia sul mare...

Qualche tempo fa in questo luogo
dove oggi i boschi si vestono di spine
si sentì la voce di un poeta gridare
Viandante non c'è cammino
la via si fa con l'andare...

Colpo dopo colpo, verso dopo verso...

Morì il poeta lontano dal focolare.
Lo copre la polvere di un paese vicino
Al momento dell'addio lo videro piangere.
Viandante non c'è cammino
la via si fa con l'andare...

Colpo dopo colpo, verso dopo verso...

Quando il cardellino non può cantare
quando il poeta è un pellegrino.
Quando a nulla ci serve pregare.
Viandante non c'è cammino
la via si fa con l'andare...

Colpo dopo colpo, verso dopo verso...

Perché chiamare cammini 
i solchi del caso?
Tutto quello che cammina va,
come Gesù sopra il mare.

Viandante sono le tue impronte
il cammino e nulla più;
Viandante non c'è cammino
la via si fa con l'andare...

Camminando si fa il cammino
e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai
si deve tornare a calpestare.

Viandante non c'è un cammino
ma stelle nel mare...

Antonio Machado, Cantares 

29.1.22

L'ODIO

Guardate com’è sempre efficiente,
come si mantiene in forma
nel nostro secolo l’odio.
Con quanta facilità supera gli ostacoli.
Come gli è facile avventarsi, agguantare.

Non è come gli altri sentimenti.
Insieme più vecchio e più giovane di loro.
Da solo genera le cause
che lo fanno nascere.


Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.
L’insonnia non lo indebolisce ma lo rafforza.

Religione o non religione
purché ci si inginocchi per il via
Patria o no
purché si scatti alla partenza.
Anche la giustizia va bene all’inizio.
Poi corre tutto solo.
L’odio. L’odio.
Una smorfia di estasi amorosa
gli deforma il viso.

Oh, quegli altri sentimenti 
malaticci e fiacchi!
Da quando la fratellanza
può contare sulle folle?
La compassione è mai
arrivata per prima al traguardo?
Il dubbio quanti volenterosi trascina?
Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

Capace, sveglio, molto laborioso.
Occorre dire quante canzoni ha composto?
Quante pagine ha scritto nei libri di storia?
Quanti tappeti umani ha disteso
su quante piazze, stadi?

Diciamoci la verità:
sa creare bellezza
Splendidi i suoi bagliori nella notte nera
Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.
Innegabile è il pathos delle rovine
e l’umorismo grasso
della colonna che vigorosa le sovrasta.

È un maestro del contrasto
tra fracasso e silenzio
tra sangue rosso e neve bianca.
E soprattutto non lo annoia mai
il motivo del lindo carnefice
sopra la vittima insozzata.

In ogni istante è pronto a nuovi compiti.
Se deve aspettare aspetterà.
Lo dicono cieco. Cieco?
Ha la vista acuta del cecchino
e guarda risoluto al futuro
lui solo.
Wislawa Szymborska


26.1.22

UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE



C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
Schulze Monaco
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per i soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bimbo di tre anni
forse di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono
c’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

Joyce Lussu

29.3.20

GUARIRE

E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò
e ascoltò più in profondità
qualcuno meditava
qualcuno pregava
qualcuno ballava
qualcuno incontrò la propria ombra
e la gente cominciò a pensare in modo differente
e la gente guarì.
E nell’assenza di gente che viveva
in modi ignoranti
pericolosi
senza senso e senza cuore,
anche la terra cominciò a guarire
e quando il pericolo finì
e la gente si ritrovò
si addolorarono per i morti
e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni
e crearono nuovi modi di vivere
e guarirono completamente la terra
così come erano guariti loro.

Kathleen O'Meara (1869)


5.7.18

LA PAROLA PIANGERE


















Un giorno tutti saremo felici.
Le lacrime, chi le ricorderà?I bimbi scoveranno
nei vecchi libri
la parola “piangere”
e alla maestra in coro chiederanno:
“Signora, che vuol dire?
Non si riesce a capire”.
Sarà la maestra,
una bianca vecchia
con gli occhiali d’oro,
e dirà loro:
“Così e così”.
I bimbi lì per lì
non capiranno.
A casa, ci scommetto,
con una cipolla a fette
proveranno e riproveranno
a piangere per dispetto
e ci faranno un sacco di risate…
E un giorno tutti in fila,
andranno a visitare
il Museo delle lacrime:
io li vedo, leggeri e felici,
i fiori che ritrovano le radici.
Il Museo non sarà tanto triste:
non bisogna spaventare i bambini.
E poi, le lacrime di ieri
non faranno più male:
è diventato dolce il loro sale.
E la vecchia maestra narrerà:
“Le lacrime di una mamma senza pane…
le lacrime di un vecchio senza fuoco…
le lacrime di un operaio senza lavoro…
le lacrime di un negro frustato
perchè aveva la pelle scura…”
“E lui non disse nulla?”
“Ebbe paura?”
“Pianse una sola volta ma giurò:
una seconda volta
non piangerò”.
I bimbi di domani
rivedranno le lacrime
dei bimbi di ieri:
del bimbo scalzo,
del bimbo affamato,
del bimbo indifeso,
del bimbo offeso, colpito, umiliato…
Infine la maestra narrerà:
“Un giorno queste lacrime
diventarono un fiume travolgente,
lavarono la terra
da continente a continente,
si abbatterono come una cascata:
così, così la gioia fu conquistata”.
Gianni Rodari

21.10.15

RINGRAZIAMO

Il giorno della morte
e al morire di ogni giorno
ringraziamo
il seno che ci nutrì
e le braccia che ci ressero
chi ci insegnò a camminare
a parlare
a leggere e scrivere
chi costruì il tetto che ci ripara
chi mille volte preparò la tavola
chi ci diede un esempio
chi ci mostrò il cielo
chi ci trasmise coraggio
e ci tracciò sentieri
chi ci fece compagnia
chi ci donò il suo bacio
e il suo abbraccio
chi ci ascoltò attento e paziente
chi ci sollevò nella caduta

e chi ci sarà vicino
nel passo del morire.


Luca Sassetti

Foto by Aaron Gilson

10.2.12

LA SPERANZA SI POSA SULL'ANIMA



La speranza è un essere piumato che si posa sull’anima, canta melodie senza parole e non finisce mai.
La brezza ne diffonde l’armonia,
e solo una tempesta violentissima
potrebbe sconcertare l’uccellino
che ha consolato tanti.
L’ho ascoltato nella terra più fredda
e sui più strani mari.
Eppure neanche nella necessità
ha chiesto mai una briciola a me.
Emily Dickinson

Foto by fourstuarts

23.11.11

I BAMBINI IMPARANO CIO' CHE VIVONO


Se un bambino vive nella critica
impara a condannare.
Se un bambino vive nell'ostilità
impara ad aggredire.
Se un bambino vive nell'ironia
impara a essere timido.
Se un bambino vive nella vergogna
impara a sentirsi colpevole.
Se un bambino vive nella tolleranza
impara a essere paziente.
Se un bambino vive nell'incoraggiamento
impara ad avere fiducia.
Se un bambino vive nella lealtà
impara la giustizia.
Se un bambino vive nella disponibilità
impara ad avere una fede.
Se un bambino vive nell'approvazione
impara ad accettarsi.
Se un bambino vive nell'accettazione e nell'amicizia
impara a trovare l'amore nel mondo.

Doret's Law Nolte

22.11.10

SENTIRSI VECCHI

Essere vecchi è aver vissuto molti anni,
ma sentirsi vecchi è aver perduto la gioia di sentirsi vivi.

Essere vecchi rende un po' più lenti,
ma sentirsi vecchi soffoca i sogni dello spirito...

Essere vecchi è chiedersi: Ne vale davvero la pena?
Sentirsi vecchi è rispondere: "No", senza nemmeno pensarci.

Essere vecchi è sognare a occhi aperti,
sentirsi vecchi è non riuscire quasi a chiudere occhio.

Essere vecchi significa avere ancora tante cose da imparare e da scoprire,
sentirsi vecchi è smettere di imparare e di insegnare.

Essere vecchi è allenare il corpo, elevare lo spirito, coltivare i sogni,
sentirsi vecchi è rimanere incollati alla tivù, sprofondati nel divano, oggi... domani... e dopodomani.

Essere vecchi significa avere davanti un futuro e dei progetti,
sentirsi vecchi significa avere l'agenda vuota e ricordare solo "i bei tempi andati".

Essere vecchi vuol dire provare ogni giorno qualcosa di nuovo, rinnovare se stessi, puntare gli occhi sull'orizzonte cercando di scoprire che cosa c'è oltre, lontano.
Sentirsi vecchi è iniziare a pensare che forse oggi è l'ultimo giorno che resta da vivere, e chiudersi ancora una volta nel proprio "guscio di certezze".

Anonimo
tratto da Sergio Bambarèn, Lettera a mio figlio sulla felicità
Sperling & Kupfer, Milano 2010, pp. 78,79

Foto by Yucca Vuokko

15.8.10

IO SONO IL CAPITANO DELLA MIA ANIMA

Dal profondo della notte che mi avvolge, buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro, ringrazio quali che siano gli dei per la mia inconquistabile anima.

Nella morsa delle circostanze, non mi sono tirato indietro, né ho pianto.

Sotto i colpi d'ascia della sorte, il mio capo sanguina, ma non si china.

Più in là, questo luogo di rabbia e lacrime
appare minaccioso ma l'orrore delle ombre,
e anche la minaccia degli anni non mi trova, e non mi troverà spaventato.

Non importa quanto sia stretta la porta...
quanto piena di castighi la vita.

Io sono il padrone del mio destino.

Io sono il capitano della mia anima.

William Ernest Henley
(queste parole  hanno ispirato Nelson Mandela durante la sua prigionia)


Foto by Festival Karsh

FELICITA'

La felicità non è quella delle emozioni forti - quelle che fanno il "botto" e poi esplodono con tuoni spettacolari. Non è quella di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
La felicità è fatta di cose piccole, ma preziose: il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, le note di una canzone, gli aromi di una cucina.
Basta il muso del tuo gatto o del tuo cane. E impari che la felcità è fatta di emozioni in punta di piedi, piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore: le stelle ti possono commuovere, il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.
E impari che il tempo si dilata e che quei cinque minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore.
Basta chiudere gli occhi e accendere i sensi.


Anonimo


Foto by D'ashley-Heather

5.2.10

DANZA LENTA

Hai mai guardato i bambini in un girotondo?
O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?
O seguito lo svolazzare irregolare di una farfalla?
O osservato il sole allo svanire della notte?

Faresti meglio a rallentare non danzare così veloce.
Il tempo è breve. La musica non durerà.

Vivi ogni giorno come fossi in volo?
Quando dici "come stai" conosci la risposta?
Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto pensando a centinaia di problemi che ti passano per la testa?

Faresti meglio a rallentare non danzare così veloce.
Il tempo è breve. La musica non durerà.

Hai mai detto a tuo figlio, lo faremo domani? Senza notare, nella fretta, il suo dispiacere?
Hai perso i contatti con una buona amicizia, che poi è finita perché tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire "Ciao"?

Faresti meglio a rallentare non danzare così veloce.
Il tempo è breve. La musica non durerà.

Quando corri così veloce per giungere da qualche parte, ti perdi la metà del piacere di andarci
Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno, è come un regalo mai aperto... gettato via.

La vita non è una corsa. Prendila più piano.
Ascolta la musica prima che la canzone sia finita.


Scritta da un'adolescente malata di tumore, in un ospedale di New York

Foto by foreversouls

12.9.08

CIASCUNO CRESCE SOLO SE SOGNATO

C'è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C'è chi insegna lodando
quando trova il buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C'è chi educa
senza nascondere l'assurdo ch'è nel mondo,
aperto ad ogni sviluppo
ma cercando d'esser franco
all'altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

Danilo Dolci
Foto by Golmarr

27.8.08

L'ARTE DI PERDERE

L'arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose
sembrano pervase dall'intenzione
di essere perdute,
che la loro perdita non è un disastro.
Perdi qualcosa ogni giorno.
Accetta il turbamento delle chiavi perdute,
dell'ora sprecata.
L'arte di perdere non è difficile da imparare.
Poi pratica lo smarrimento sempre più,
perdi in fretta: luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.
Ho perduto l'orologio di mia madre.
E guarda! L'ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L'arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città, proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi sono mancati, ma non è stato un disastro.
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato).
Questa è la prova. E' evidente,
l'arte di perdere non è troppo difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.

Elizabeth Bishop

Foto by brentdanley

The art of loosing

The art of losing isn't hard to master;

so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.
Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn't hard to master.

Then practice losing farther, losing faster:

places, and names, and where it was you meant
to travel.
None of these will bring disaster.

I lost my mother's watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn't hard to master.

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
some realms I owned, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn't a disaster.

Even losing you (the joking voice, a gesture I love)
I shan't have lied. It's evident
the art of losing's not too hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.

7.4.08

NOTTE ALLA STAZIONE

Notte fredda e silenziosa
notte cupa, nell'aria sentore di neve
disperazione, pianto e paura
gelida panca, gelido cuore, gelida anima
scrutiamo il cielo: nessuna luce
le stelle amiche si sono nascoste dalla vergogna
Dio, Dio mio stiamo morendo
è vero siamo anziani, poveri, i più sfortunati
ma siamo gente siamo umanità
perché colpite sempre le nostre spalle
siamo vecchi ormai, finiti, incapaci di ogni difesa, siamo abbandonati
lasciateci stare, lasciateci vivere serenamente il poco che ci rimane
signori, padroni d'Italia
non osiamo maledire le nostre esistenze
umili e buoni preghiamo per voi
affinché l'ultimo appello ci trovi pronti
per andare in pace nella casa del Signore.

Ornella Consani, Stazione Termini, domicilio binario 2
Foto by Giorgiocrp

7.9.07

INNO ALLA VITA

Vita incontenibile ovunque ti esprimi,
sei la forza più grande, più dirompente,
nessuno ti può fermare,
né guerra, né morte, né male.
Passano i secoli, passan le ere,
ma tu continui a imperare
per quell'istinto innato, primordiale,
che ti si è voluto dare.
Senso di eternità, istinto di esistere,
che non si può fermare.
Quando tutto ti ostacola,
tutto sembra congiurare
perché tu ti fermi,
ti fermi e scompaia,
tu esplodi di più
nel perpetuo ciclo vitale
delle stagioni, delle generazioni.
L'energia che muove l'infinito
è energia vitale, e per questo io so che
tu continuerai a regnare.

G. Cusin, Altri gridi
(Edizione indipendente), Monselice, 1999, p. 59