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19.11.25

IL SENSO DELLA CONVERSIONE

E' opinione largamente condivisa che l'umanità abbia bisogno di rinnovarsi se non vuole ripetere le tragedie del passato e ricreare, sulla terra, i vari inferni inscenati in questo secolo: dalle carneficine della prima a quelle della seconda guerra mondiale, da Auschwitz a Hiroshima, dal terrore staliniano alle "purghe" argentine (i desaparecidos), dal napalm americano alla "pulizia etnica" jugoslava, e la lista può continuare, attraversando popoli, continenti, culture e persino religioni. Ma può l'umanità rinnovarsi, diventare fraterna e solidale, senza convertirsi? La conversione, la "vera penitenza" sono davvero il lusso esclusivo di anime molto esigenti per non dire scrupolose, un optional riservato agli addetti, anzi ai patiti della religione, o non sono piuttosto l'unica cosa veramente necessaria a tutti, credenti e non credenti, religiosi e laici, a quelli che credono in Dio e a quelli che credono nell'essere umano?

P. Ricca, G. Tourn, Le 95 tesi di Lutero
Claudiana, Torino 1998, pp. 20,21

4.12.24

ABITARE



Abitare significa sentirsi domiciliati in uno spazio-territorio relazionale, appartenere a un mondo e trovare in esso il senso per la propria storia.

Vanna Iori, Lo spazio vissuto. Luoghi educativi e soggettività
La Nuova Italia, Firenze 1999

2.9.24

I RICORDI LEGATI AGLI OGGETTI



Alcuni oggetti sembrano particolarmente adatti a trattenere i ricordi, i luoghi... sono vere e proprie "zone della memoria"...
Forse è per questo che frammenti dispersi, intuizioni, piccoli mutamenti della luce, l'evidenza di un colore, il particolare di una facciata, si trasformano per noi in piccole certezze, un insieme di punti da unire tra loro per tracciare un itinerario possibile, come fossero i sassi di Pollicino, per ritrovare la strada di casa.



Luigi Ghirri, Niente di antico sotto il sole. Scritti e interviste
Quodlibet, Macerata 2021

14.3.24

NUTRIRSI DI BELLEZZA

Nutrendosi di bellezza, il nostro io a poco a poco si libera dalle sue ristrettezze e dalla sua volontà appropriativa, nonché dalle sue paure e dalle sue ansie, si libera insomma di tutto quel magma incandescente e a volte marcescente il cui insieme denominiamo ego, spesso all'origine del cosiddetto male di vivere e di tanta sofferenza...

Fare esperienza di bellezza può significare ricevere una specie di rivelazione che, a partire dalla bellezza di quaggiù, ci parla di un'altra più vera Bellezza e, come dice Platone, ci "mette le ali" e la vita acquista slancio, direzione, significato, sapore.


Vito Mancuso, La via della bellezza
                        Garzanti, Milano 2018, p. 168


7.2.24

CAMMINARE SUL CONFINE

Io penso che ognuno di noi sia stato collocato dalla sua storia su un determinato sentiero, ricevendo un carattere, un'educazione, un'inclinazione che l'ha portato a essere, e sempre lo porterà a essere, quello che è. Siamo quello che siamo e quello che saremo a causa di un complicato impasto di destino e di scelte, dei quali è difficile dire quale sia prevalente. Forse è impossibile. Di fatto, ognuno ha il suo itinerario di senso, la sua direzione di marcia, il suo orientamento, la sua via. E precisamente per questo sostengo la tesi secondo cui lo stile più sensato nel viaggio della vita consiste nel percorrere la propria via camminando sempre sul confine, rimanendo (salvo eccezioni) nella propria tradizione ma con attenzione, rispetto e simpatia per quelle degli altri, magari talora procedendo con un piede di qua e un altro di là, comunque sempre consapevoli del fatto che nessun itinerario saprà mai contenere tutta la ricchezza dell'esistenza.

Vito Mancuso, La via della bellezza
Garzanti, Milano 2018, pp. 160,161

12.9.20

AFORISMI... CHE DEFINIZIONE!!!


... L'istante fragile in cui la riflessione si mette in moto, usando a volte il propellente del paradosso, scegliendo articolazioni deboli o arrischiate, concedendosi apodittiche provocazioni, cercando lo scalpore di nuove, provvisorie verità. E' il limite e la forza di tutti gli aforismi: scardinare l'immobilità del pensiero attraverso il potere acuminato e fragile dell'intuizione. Anche quando si atteggiano a sentenze definitive e perentorie quel che fanno è inaugurare la riflessione: mai concluderla.

Alessandro Baricco
L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin - 
Una riflessione su musica colta e modernità 
Garzanti, Milano, 2002, p. 10

19.7.13

UOMINI DI BUONA VOLONTA'

Tutti gli uomini - compresi quelli che ci sembrano più cinici e insensibili - possono ergersi contro il male in modo inaspettato, e noi stessi, forse, abbiamo la forza interiore per compiere quelle piccole azioni che possono scalfire un'ingiustizia, quando sembra velleitario e del tutto impossibile cambiare il corso di avvenimenti più grandi di noi. Non si tratta di ricercare l'eccellenza, la coerenza assoluta o l'eroismo, anche se fortunatamente non mancano individui fuori dalla norma, ma è importante dare valore a comportamenti di resistenza, qualche volta apparentemente minuscoli, che fanno da argine nei confronti del male prodotto dagli uomini.
L'immagine dell'uomo giusto non può essere quella di un superuomo che combatte una battaglia infinita contro i soprusi, come se si trattasse di un Don Chisciotte in perenne lotta contro i mulini a vento. E' caricaturale pensare a una figura che combatta dal mattino alla sera per tutti i diritti umani, contro le diseguaglianze, contro tutte le dittature, contro tutti i genocidi, che si senta impegnato in tutte le battaglie possibili e che, trovandosi in una situazione estrema, sia protagonista di una resistenza integrale fino al suo sfinimento...
La limitatezza della vita è in fondo il metro di giudizio, perché il coinvolgimento morale non può essere per una lotta infinita contro tutte le ingiustizie. Al contrario può diventare "giusto" anche chi, una volta sola nella sua esistenza, in un unico giorno della sua vita, di fronte a un solo sopruso, a un solo uomo perseguitato, a una sola menzogna, ha il coraggio di rompere il conformismo e di compiere un solo atto di bene, di amore, di giustizia. Ciò che contraddistingue un atto di bene è il travaglio interiore e l'assunzione di responsabilità.
E' dunque una possibilità alla portata di tutti perché un gesto di solidarietà e di coraggio può illuminare l'esistenza di una persona. Spesso può capitare che chi rompe un muro di omertà e ha la forza di fare un esame di coscienza ne risulta condizionato poi per il resto della vita perché vede il mondo con occhi diversi.
Un'azione giusta può cambiare l'intera esistenza di un essere umano.

Gabriele Nissim, La bontà insensata
Oscar Mondadori, Milano 2012, pp. 12,13

Foto by Giulia van Pelt

7.11.12

L'ORO ROSSO

Avevo lavorato circa una decina di ore per mettere insieme un totale di quattordici euro. Dai quali andavano sottratti d'ufficio: cinque euro per il trasporto; tre euro e cinquanta per il panino; un euro e cinquanta per i guanti, necessari per lavorare e venduti naturalmente dai soliti caporali. A me restava un utile netto di quattro euro, vale a dire il prezzo esatto della cena che avrei consumato alla sera...
Uno di loro aveva chiesto all'italiano quanto pagava Omar per ogni cassone: la risposta - quindici euro - ci rese ancora più fermi nel pretendere un aumento. Nell'arco di una giornata di lavoro una squadra come la nostra arrivava tranquillamente a riempire quattro camion di pomodori: considerando che su ogni camion ci stanno ottanta cassoni, il caporale solo per andare a spasso e sbraitare se ne tornava a casa alla sera con circa tremila euro di utile in tasca. Senza contare quello che ci costringeva a versare per panino, trasporti e altri gadget...
La prima cosa che dobbiamo capire è che tutti uniti siamo una forza; per questo non dobbiamo mollare. So che è difficile, so che tutti voi siete qui per lavorare: ma so anche che tutto quello che c'è di bello in questo mondo si è ottenuto lottando. Quindi vi lascio questo appello: a tutti quelli che vi hanno chiesto domani di andare a lavorare, a qualunque prezzo, dite che avete capito il loro sistema sporco e che non siete più disposti a subirlo. Siete degli uomini, siete una forza, avete un'intelligenza e conoscete i vostri diritti: non è più l'epoca della schiavitù. Dite loro che volete avere un contratto vero, come tutti i lavoratori del mondo, e uno stipendio proporzionale al vostro rendimento.

Yvan Sagnet, Ama il tuo sogno
Fandango, 2012, pp. 84, 91, 109

Foto by Joseph Robertson

3.5.12

IL VALORE DEI SOGNI

Arriva un momento nella vita in cui non rimane altro da fare che percorrere la propria strada fino in fondo.
Quello è il momento di inseguire i propri sogni, quello è il momento di prendere il largo, forti delle proprie convinzioni...
I sogni sono fatti di tanta fatica. Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie, perdiamo di vista la ragione per cui abbiamo cominciato a sognare e alla fine scopriamo che il sogno non ci appartiene più.
Se ascoltiamo la saggezza del cuore il tempo infallibile ci farà incontrare il nostro destino. Ricorda: "Quando stai per rinunciare, quando senti che la vita è stata troppo dura con te, ricordati chi sei. Ricorda il tuo sogno...
Ci sono cose che non puoi vedere con gli occhi: devi vederle con il cuore e questo non è facile.
Se ritrovi lo spirito della giovinezza dentro di te, con i ricordi di adesso e i sogni di allora, potrai farlo rivivere e cercare una strada nell'avventura che chiamiamo vita, verso un destino migliore. E il tuo cuore non sarà mai stanco né vecchio...
Il segreto di un'esistenza piena e felice sta nell'imparare a distinguere tra i tesori veri e quelli falsi, il mare che ci circonda, il sole che ci dà vita, la luna e le stelle che brillano nel cielo sono le vere ricchezze. Sono tesori senza tempo e ci sono stati regalati per ricordarci a ogni istante la magia dell'esistere; sono la testimonianza di un mondo pieno di miracoli, e basta guardarsi attorno per realizzare i sogni...

Sergio Bambarèn, Il delfino
Sperling 1997, pp. 11, 12, 43, 53, 73

Foto by  djbwhizz

7.4.08

WE SHALL OVERCOME

Una voce da Betlemme duemila anni fa dichiarò che tutti gli uomini sono uguali e che il giusto trionferà. Gesù di Nazareth non ha scritto alcun libro, non possedeva alcuna proprietà che gli assicurasse una certa influenza, non aveva amici alle corti dei potenti, eppure ha cambiato il corso del genere umano solo con i poveri e i disprezzati. Per quanto possiamo essere ingenui e semplici, sappiamo che i poveri e i disprezzati del XX secolo rivoluzioneranno la nostra epoca. Nella nostra "arroganza, illegalità e ingratitudine" noi combatteremo per la giustizia tra gli uomini, per la fraternità, per una pace sicura e la prosperità per tutti. Quando avremo ottenuto tutto questo - in uno spirito di incrollabile non violenza - avrà allora davvero inizio l'era cristiana in un radioso splendore.

We shall overcome
Noi trionferemo
Noi trionferemo
Noi trionferemo un giorno.
Noi cammineremo mano nella mano
Noi cammineremo mano nella mano
Noi cammineremo mano nella mano un giorno.
Oh con tutto il mio cuore credo
che noi cammineremo mano nella mano un giorno.
Noi non abbiamo paura
Noi non abbiamo paura
Noi non abbiamo paura oggi.
Oh con tutto il mio cuore credo
che noi trionferemo un giorno.

Paolo Naso, L'altro Martin Luther King
Claudiana Torino 1993, pp. 224,225
Foto by PeterForret

22.1.08

UNA LAUREA FIRMATA DA DIO

In certi casi capivo, dalle espressioni di risentimento sulle loro facce, che non avevano mai incontrato un nero in una posizione di responsabilità.
La potente verità che ne traevo era qualcosa che mia madre aveva cercato di dirmi quando ero più giovane: nessuno può portarti via la tua legittimità o darti legittimità se non sei tu stesso a sentire di meritartela.
Prima di lasciare la Marina, le avevo chiesto scusa per non aver fatto l'università, pensando a quanto questa scelta avrebbe potuto renderla fiera di me. Mamma mi sorprese dicendo: "Ragazzo è meglio avere una laurea da Dio che da qualunque altra istituzione del sistema universitario. Se hai la tua laurea da Dio, non hai bisogno di tutte quelle altre cose".
Mia madre non intendeva dire che fosse indispensabile una profonda conoscenza della Bibbia o della religione. Parlava invece della conoscenza di se stessi, di un autentico sistema di valori, di un profondo senso di sé che non vacillasse mai. Gli altri potevano mettere in discussione le tue credenziali, le tue carte, i tuoi diplomi. Gli altri potevano cercare in tutti i modi di sminuire il tuo valore. Ma ciò che hai dentro nessuno lo può prendere o sminuire. E' quello che vali, è chi sei veramente, è una laurea che ti segue ovunque vai, che porti con te nel momento in cui entri in una stanza e che non può essere manipolata o scossa. Se non conosci te stesso, nessun mucchio di carte, nessun curriculum e nessuna credenziale possono farti sentire a posto. Devi sentirti a posto con te stesso prima di tutto.
Il punto di vista della mamma fu molto importante per me in quel periodo.

Chris Gardner, Quincy Troupe, La ricerca della felicità
Fandango Libri, Milano 2007, pp. 178,179
Foto by Verleihnix

23.9.07

SOGNARE A OCCHI APERTI


Ho il sogno che un giorno gli uomini e le donne si leveranno e giungeranno a comprendere che sono fatti per vivere insieme come fratelli e sorelle.
Ho ancora il sogno questa mattina che un giorno ogni nero di questo paese, ogni persona di colore nel mondo, sarà giudicato sulla base della sua indole, e non per il colore della sua pelle, e ogni uomo rispetterà la dignità e il valore della persona umana.
Ho ancora il sogno che un giorno... la fraternità sarà qualcosa di più che poche parole alla fine di una preghiera, ma sarà invece al primo posto di ogni programma legislativo.
Ho ancora il sogno oggi che un giorno «il diritto scorrerà come l’acqua e la giustizia come un rivo perenne».
Ho ancora il sogno oggi che in tutti i Parlamenti degli Stati e i Consigli municipali delle città saranno elette delle persone che agiranno giustamente e ameranno la misericordia, camminando umilmente dinanzi al loro Dio.
Ho ancora il sogno che un giorno la guerra finirà, che gli uomini trasformeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in roncole, che le nazioni non si leveranno più l’una contro l’altra e non proteggeranno più la guerra.
Ho ancora il sogno oggi che un giorno l’agnello e il leone giaceranno insieme e ogni uomo siederà sotto la sua vigna e il suo fico, e nessuno avrà più paura.
Ho ancora il sogno oggi che un giorno ogni valle sarà colmata e ogni monte e ogni colle sarà abbassato, i luoghi scabri saranno appianati e i luoghi tortuosi saranno raddrizzati e la gloria del Signore sarà rivelata, e ogni carne la vedrà.
Ho ancora il sogno che con questa fede potremo mettere da parte i consigli di disperazione e portare nuova luce nell’oscurità del pessimismo. Con questa fede potremo accelerare il giorno in cui vi sarà pace sulla terra e buona volontà verso gli uomini e le donne. Sarà un giorno glorioso, le stelle del mattino canteranno insieme e i figli e le figlie di Dio grideranno di gioia.

Paolo Naso, L’«altro» Martin Luther King
Claudiana, Torino 1993, pp. 177,178

Foto by Random

LA TERRA NON APPARTIENE ALL'UOMO

Il grande capo bianco manda a dire da Washington che desidera acquistare la nostra terra.
Come si possono comprare o vendere il cielo e il calore della terra?
L'idea ci sembra strana. Noi non siamo padroni della freschezza dell'aria e dello zampillare dell'acqua.
Come si può chiedere di comprarli da noi? Per la mia gente qualsiasi componente di questa terra è sacro.
Qualsiasi ago splendente di pino, qualsiasi sponda sabbiosa, qualsiasi nebbia nell'oscurità dei boschi, qualsiasi radura erbosa, qualsiasi insetto ronzante è santo nella memoria ed esperienza del mio popolo.
Sappiamo che l'uomo bianco non comprende il nostro sistema di vita.
Per lui un pezzo di terreno è lo stesso di un altro, perché egli è uno straniero che viene la notte e prende dalla terra qualsiasi cosa gli occorra.
La terra è sua nemica, non sua sorella, e quando egli l'ha conquistata continua per la sua strada.
Egli abbandona la tomba di suo padre e dimentica il diritto di nascita dei suoi figli.
Non vi è alcun posto tranquillo nella città dell'uomo bianco.
Nessun posto ove possono ascoltare lo stormire delle fronde in primavera o il ronzare delle ali degli insetti.
Ma forse è soltanto perché io sono un selvaggio e non comprendo, mi sembra che il frastuono delle città offenda le orecchie.
Quanto vale la vita de l'uomo non può udire di notte il grido del succiacacapre o il gracidare delle rane in uno stagno?
Anche i bianchi scompariranno, forse prima delle altre tribù.
Continuate a contaminare il vostro letto e una notte sarete soffocati dai vostri stessi rifiuti.
Quando i bisonti saranno tutti sterminati, i cavalli selvaggi tutti domati, quando gli angoli segreti delle foreste saranno invasi dall'odore di molti uomini, e al vista delle colline sarà oscurata dai fili che parlano, allora l'uomo si chiederà: «Dove sono gli alberi e i cespugli? Scomparsi!
Dov'è l'aquila? Scomparsa!
E cosa significa dire addio al rondone e alla caccia se non la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza?

Walter Pedrotti, Aforismi degli indiani d'America
Demetra, Verona 2000, pp. 6-10

Foto by Ibontxo

17.6.07

IL SENSO DELLA SOFFERENZA

Interrogarsi sul "perché?", sulla finalità di una sofferenza, sembra in effetti l'unico modo di darle un senso. A che scopo? Verso quali strade, verso quale esperienza di vita, verso quale coscienza mi portano la malattia e la sofferenza? Posso farne un'occasione di luce e di amore? Louis mi aveva confidato un giorno che la malattia gli aveva fatto scoprire l'essenziale. Che lo aveva modellato fio a renderlo capace di gioia e di umiltà, fino a fargli abbandonare tutto il superfluo fatto di vanità, avidità, pretese, così ridicolo quando si misura la precarietà della vita, la transitorietà di ogni cosa. La sua vita è diventata una lenta rinuncia, per lui totale e dolce...
Come incontrare Louis adesso, se non attraverso uno scambio affettivo? Che senso può avere la sua vita ora che non può più leggere né esprimere un pensiero coerente? Alcuni diranno che una vita che non consente più di essere fedeli a se stessi non vale più la pena di essere vissuta: si grida alla perdita di dignità. Dimenticando così tutte le risorse insospettate che dormono nei sotterranei dell'essere, tutte le ricchezze che non abbiamo sfruttato, perché ne abbiamo privilegiate altre. Tutta quella vita interiore, intima, affettiva, spirituale. C'è sicuramente ancora molto da imparare, alla fine di una vita, da quegli archivi dell'essere umano così trascurati nel nostro mondo. Forse si ha molto da insegnare agli altri su questo piano quando si sta per morire. So bene quanto ricevo e tutto quello che imparo da coloro che non possono più fare niente, tranne esserci. Da quelli che non hanno più niente da regalare se non un sorriso, o il loro sguardo spalancato, oppure il loro modo così delicato di lasciarsi curare. Mi hanno insegnato a essere più semplice e più umana.

Marie De Hennezel, La morte amica
Bur, Milano 2005, pp. 196,223,224
Foto by Vessenes

29.12.06

Il BOSCO NELL'ANIMA

Perché il carattere di un essere umano riveli qualità davvero eccezionali, bisogna avere la fortuna di osservarne il comportamento per lunghi anni. Se questo comportamento è privo di qualunque egoismo, se l'idea che lo guida è di una generosità senza precedenti, se è assolutamente certo che non ha cercato in nessun modo ricompense e che inoltre ha lasciato nel mondo tracce evidenti, allora siamo di fronte, senza possibilità di errore, a un carattere indimenticabile...
Si chiamava Elzéard Bouffier. Un tempo possedeva una fattoria in pianura. Lì aveva passato tutta la sua vita. Aveva perso il suo unico figlio, poi sua moglie. Si era ritirato in solitudine, gustando il piacere di una vita tranquilla, con le sue pecore e il suo cane. Aveva pensato che quella regione stava morendo per mancanza d'alberi. Aggiunse che non avendo altre attività molto importanti, aveva deciso di rimediare a quella situazione...
Quando penso che un uomo solo, ridotto alle sue uniche risorse fisiche e morali, è bastato per far sorgere dal deserto questo paese di Canaan, trovo che, nonostante tutto, la condizione umana è ammirevole.
Ma quando considero quanta costanza c'è voluta nella grandezza d'animo e quanta ostinazione nella generosità per ottenere questo risultato, sono preso da un immenso rispetto per questo vecchio contadino senza cultura che ha saputo condurre a buon fine un'opera degna di Dio.

Jean Giono, L'uomo che piantava alberi
Salani, Milano 1996, pp. 11, 27, 28, 41
Foto by Alistercoyne

5.10.06

CIVILTA’ A CONFRONTO

Nel racconto del suo viaggio intorno al mondo a bordo della fregata La Boudeuse e della nave L’Etoile, Luis Antoine de Bougainville racconta che al suo arrivo a Tahiti, nell’aprile del 1768, un indigeno, un vegliardo dall’apparenza centenaria, rifiutò di unirsi alla folla entusiasta dei tahitiani che era venuta ad accogliere i navigatori stranieri. Unico fra tutto il suo popolo, indifferente a quella specie di estasi in cui la comparsa degli europei aveva fatto cadere la sua gente, non mostrò alcun timore alcuno stupore, neanche curiosità. Semplicemente, si ritirò nella sua capanna, vi rimase confinato durante tutto il soggiorno di Bougainville e del suo equipaggio e ne uscì visibilmente sollevato, soltanto il giorno della sua partenza... Trent’anni dopo, nel suo supplemento al viaggio di Bougainville, Denis Diderot riprese il racconto là dove l’aveva concluso l’esploratore e immaginò l’addio del vecchio tahitiano al capitano della Boudeuse: “Tu sei venuto... Noi abbiamo rispettato la nostra immagine in te. Lasciaci i nostri costumi: sono più saggi ed onesti dei tuoi. Non vogliamo barattare quella che tu chiami la nostra ignoranza con i tuoi inutili Lumi. Tutto ciò che ci è necessario o è buono, lo possediamo. Meritiamo disprezzo perché non abbiamo saputo crearci bisogni inutili? Quando abbiamo freddo disponiamo di che vestirci. Sei entrato nelle nostre capanne: di cosa mancavano, secondo te? Insegui finché vorrai quelle che chiami comodità della vita, ma permetti a esseri sensati di fermarsi nel momento in cui potrebbero ottenere, a seguito di sforzi gravosi, soltanto beni immaginari. Se ci convinci a superare il ristretto confine del bisogno, quando finiremo mai di lavorare? Quando godremo? Abbiamo reso le somme delle nostre fatiche annuali e giornaliere più ridotte possibile, perché nulla ci appare preferibile al riposo. Va’ ad agitarti nel tuo paese, a tormentarti quanto vorrai, lasciaci riposare: non ci riempire la testa con i tuoi bisogni fittizi e con le tue chimeriche virtù. Guarda questi uomini: vedi come sono dritti, sani e robusti. Guarda queste donne: vedi come sono dritte, sane, fresche e belle. Prendi quest’arco, è il mio: chiama in aiuto uno, due, tre, quattro dei tuoi compagni e cercate di tenderlo. Io lo tendo da solo. Lavoro la terra, mi arrampico sulla montagna, attraverso la foresta, percorro una lega, in pianura, in meno di un’ora. I tuoi giovani amici hanno fatto fatica a seguirmi. E ho superato i novant’anni”. 

 P. Alphandéry, P. Bitoun, Y. Dupont, L’equivoco ecologico 
Sei, Torino, 1997, pp. 93,94 
Foto by Acme