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29.6.25

UNA CHIESA VERA?

Per ogni individuo è importante la Chiesa alla quale egli appartiene. Se un individuo pensa e crede che quella per lui sia l'unica via per arrivare a Dio, questa sarà realmente la via attraverso la quale Dio entrerà nella sua vita. Se egli non conosce alcun'altra via e se su questo egli non ha dubbi, per cui non si crede tenuto a cercarne un'altra, bene sarà questa la via sulla quale egli arriverà alla salvezza.
E' questa la via attraverso la quale Dio entra nella sua vita. Ma nel momento in cui un'anima ha la grazia di conoscere e desiderare di conoscere di più su Dio, di più sulla fede, di più sulla religione, a questo punto quest'anima ha il dovere di mettersi alla ricerca, e se questa ricerca non la fa, essa va fuori strada. A ogni anima da lui creata Dio dà la possibilità di arrivare a faccia a faccia con lui, di accettarlo o di rifiutarlo.

Dorothy S. Hunt, a cura di, 
Madre Teresa, Meditazioni per ogni giorno dell'anno liturgico
Bompiani, Bologna 2003, pp. 36,37



Dorothy S. Hunt, a cura di, 
Madre Teresa, Meditazioni per ogni giorno dell'anno liturgico
Bompiani, Bologna 2003, pp. 36,37

IL SILENZIO CHE DIVENTA PREGHIERA


E' difficile pregare se non si sa come pregare. Dobbiamo sforzarci e imparare. La condizione più importante è il silenzio. Le anime oranti sono anime profondamente silenziose. Non possiamo situarci alla presenza di Dio senza imporre a noi stessi il silenzio, nel nostro intimo e all'esterno di noi. Per questo dobbiamo abituarci alla quiete dell'anima, degli occhi, della lingua.

Dorothy S. Hunt, a cura di, 
Madre Teresa, Meditazioni per ogni giorno dell'anno liturgico
Bompiani, Bologna 2003, p. 62

IL DOLORE PERVADE IL MONDO

C'è tanto dolore nel mondo, veramente tanto. La sofferenza fisica deriva dalla fame, dalla mancanza di una casa, da tutte le specie di malattie, ma io continuo a pensare che la sofferenza più grande derivi dall'essere soli, dal sentirsi non amati, dal non essere nessuno. Sono arrivata a rendermi conto sempre di più che la peggior malattia che possa colpire un essere umano sia il non essere desiderati. 

Dorothy S. Hunt, a cura di, 
Madre Teresa, Meditazioni 
per ogni giorno 
dell'anno liturgico
Bompiani, Bologna 2003, p. 71

ANZIANI OGGI

Dove sono i vecchi oggi? Sono sistemati in ricoveri. Perché nessuno li vuole, sono un peso che dà preoccupazioni.
Ricordo di aver visitato tempo fa una meravigliosa casa di riposo per anziani. Erano una quarantina e non mancava loro proprio niente. Ma tutti indistintamente stavano attenti alla porta di entrata. Nessun sorriso sul loro volto.
Domandai alla suora che ne era incaricata: "Sorella, perché non sorridono mai? E perché stanno sempre a guardare verso la porta?".
E la suora molto semplicemente, mi diede questa risposta, che era la verità: "E' sempre la stessa cosa, ogni giorno: aspettano sempre che qualcuno venga a trovarli". Anche questa è una grande povertà. Non è necessario andare nelle catapecchie per trovare mancanza d'amore e povertà: c'è qualcuno che soffre in ogni famiglia e in ogni condominio.

Dorothy S. Hunt, a cura di, 
Madre Teresa, Meditazioni per ogni giorno dell'anno liturgico
Bompiani, Bologna 2003, p. 48



IPOTESI DI FEDE





La fede è la roccia 

per non temere 

i venti e le tempeste della vita.

Ma è anche le ali 

per chi decide di volare alto.
La fede è l'ancora 

che dà sicurezza 

nei momenti del dubbio 

e dell'incertezza.
Ma è anche la vela 

che ti permette 

di prendere il largo.
La fede è scommettere 

sulla vita qui, 

ora e per sempre

Don Tonino Lasconi



28.6.25

LA GIOIA NON SI NASCONDE

La gioia si manifesta attraverso gli occhi, la si sente da come uno parla, da come cammina. Non la si può tener chiusa dentro di noi. Si rivela sempre all'esterno. Quando le persone scoprono nei vostri occhi questa stupenda felicità, allora capiscono di essere figli di un Dio che ama...
Il buonumore è caratteristico delle persone generose. E' spesso un velo che nasconde tutta una vita di sacrifici. Una persona che abbia chiesto questo dono del buonumore raggiunge sovente grandi altezze di perfezione. Facciamo sì che i malati e i sofferenti trovino realmente in noi degli angeli di conforto e di consolazione... La gioia è... molto infettiva. Siate perciò sempre traboccanti di gioia quando andate in mezzo ai poveri.

Dorothy S. Hunt, a cura di, 
Madre Teresa, Meditazioni per ogni giorno dell'anno liturgico
Bompiani, Bologna 2003, pp. 83,84

AMORE IN CASA

Dove comincia l'amore? In casa... Impariamo ad amare nell'ambito della nostra famiglia. Anche nella nostra famiglia ci possono essere persone molto povere, e forse noi neppure ce ne accorgiamo. Non troviamo più il tempo per un sorriso, non abbiamo più tempo per uno scambio di parole... Cominciamo a portare amore e tenerezza proprio nella nostra casa: vedrete presto la differenza.

Dorothy S. Hunt, a cura di, 
Madre Teresa, Meditazioni per ogni giorno dell'anno liturgico
Bompiani, Bologna 2003, p. 20

AVERE CURA DI COLORO CHE CI CIRCONDANO

Se noi realmente apparteniamo totalmente a Dio, allora dobbiamo metterci a sua disposizione e dobbiamo fidarci di lui. Non dobbiamo mai preoccuparci per il futuro. Non ce n'è motivo: c'è Dio...
Il fatto che Dio abbia posto un'anima sulla vostra strada è segno che egli desidera che voi facciate qualcosa per quest'uomo o questa donna. Non si tratta di un caso fortuito: tutto è stato predisposto da Dio. Noi siamo tenuti in coscienza ad aiutare quell'uomo o quella donna.

Dorothy S. Hunt, a cura di, 
Madre Teresa, Meditazioni per ogni giorno dell'anno liturgico
Bompiani, Bologna 2003, pp. 90,91

SORRIDERE ANCHE AGLI ANTIPATICI

Non abbiamo bisogno di usare bombe o pistole per dominare il mondo. Usiamo l'amore e la compassione. La pace comincia con un sorriso: sorridi cinque volte al giorno a quella persona cui non avresti nessunissima voglia di sorridere: fallo per la pace. Irradiamo perciò la pace di Dio, irradiamo la sua luce e così estingueremo nel mondo e nel cuore di tutti gli uomini ogni odio e passione di potere...
Oggi le nazioni dedicano troppi sforzi e troppo denaro per difendere i propri confini. Sanno pochissimo della povertà e del dolore che esiste in quei paesi dove vive della gente ai confini della miseria. Se almeno difendessero questa gente indifesa con cibo, abitazioni e vestiti, io credo che il mondo sarebbe un posto più felice in cui vivere...
Incontriamoci sempre con un sorriso... perché il sorriso è la porta dell'amore.

Dorothy S. Hunt, a cura di, 
Madre Teresa, Meditazioni per ogni giorno dell'anno liturgico
Bompiani, Bologna 2003, pp. 87,88, 148

SPAZIO ALLA FEDE

La fede è un dono di Dio: senza la fede non si avrebbe vita...
La fede è in declino perché vi è troppo egoismo e si pensa troppo a guadagnare per se stessi. La fede al contrario, per essere autentica, deve essere un amore che dona. Amore e fede vanno di pari passo e si completano a vicenda. La gente non si accorge neppure di aver perso la fede. Io penso che se la gente fosse convinta che quella persona sommersa dalla sporcizia è un fratello o una sorella, farebbe sicuramente qualcosa per essa. La gente non sa più cosa sia la compassione. Non conosciamo più quelli che ci stanno intorno. Se la gente sapesse riconoscere quelli che giacciono per le strade, capirebbe immediatamente la loro grandezza e in tutta semplicità li amerebbe. E l'amore condurrebbe sicuramente a mettersi al loro servizio...
La fede che passa all'azione diventa amore, e l'amore che si trasforma in azione diventa servizio...
Lasciarsi prendere dallo scoraggiamento è sintomo di orgoglio, perché indica che si fa assegnamento sulle proprie forze.


Dorothy S. Hunt, a cura di, 
Madre Teresa, Meditazioni per ogni giorno dell'anno liturgico
Bompiani, Bologna 2003, pp. 11-13, 198

SUCCESSO NEL LAVORO?

Non dobbiamo scansare i lavori umili, i lavori che nessuno vuol fare. Nessun lavoro è troppo insignificante. Siamo piccoli e allora guardiamo le cose da una prospettiva ridotta. Dio, invece, che è onnipotente, vede grandi tutte le cose: quando per esempio tu scrivi una lettera per un cieco, o anche solo te ne stai seduta ad ascoltarlo, o gli porti la posta; quando visiti qualcuno o porti a qualcuno un fiore, o gli lavi la biancheria, o gli fai le pulizie in casa: tutte piccole cose... Lavori umilissimi: là dobbiamo esserci noi, voi ed io. Poiché sono molti coloro che sanno fare cose grandi, mentre sono molto pochi quelli che accettano di fare le piccole cose.

Dorothy S. Hunt, a cura di, 
Madre Teresa, Meditazioni per ogni giorno dell'anno liturgico
Bompiani, Bologna 2003, pp. 15,16

7.1.24

DIALETTO? NO LINGUA MADRE

Modo di dire che indica l'effetto di certi acquazzoni che per il vento cadono di traverso, di sghimbescio. A schiovere va col verbo parlare. Chi parla a schiovere lo fa senza intenzione, intervenendo da importuno. Chi invece interrompe un interlocutore, alza la voce, come nei battibecchi televisivi, è un disturbatore e non merita l'estemporaneo e innocuo spunto di chi parla a schiovere. Nei temi in classe non mi veniva quasi niente da scrivere sull'argomento richiesto, allora divagavo per raggiungere il minimo formato obbligatorio. Commento dell'insegnante insieme al voto insufficiente era: a schiovere, cioè sei uscito fuori tema.
E' la maniera con cui mi vengono le storie, sbucate alla rinfusa da un guizzo di ricordo. Anche le circostanze della mia stessa vita stanno sotto la sigla a schiovere, dove niente è accaduto per progetto, invece sotto l'impulso di avvenimenti vari.

Erri De Luca, A schiovere, vocabolario napoletano di effetti personali
Feltrinelli, Milano 2023, pp. 214,215

1.1.24

RINASCITA

... Immaginare di nascere ogni mattina per la prima volta, un po' come fa il sole, ricercare sempre nuove opportunità, nuovi stupori, nuovi inizi.
Rinascere significa avere il coraggio di cambiare: la propria vita, il corso di studi, le amicizie, tutto ciò cui non ci sentiamo di appartenere. Vuol dire riconoscere il nostro valore e capire che, per quanto possiamo sforzarci di assomigliare agli altri, l'unicità è il dono più grande che abbiamo. Non affanniamoci a diventare, puntiamo a essere.
Uscite da quella stanza buia, fate entrare la luce, il buonumore, nuove idee! Aggrappatevi alle vostre giornate, osservando il mondo, non guardatelo distrattamente. Siamo tutti troppo impegnati a confrontare, calcolare, misurarci, dimenticandoci come si vive.
Voi, che vi sentite sempre inadeguati, sappiate che c'è chi non si emoziona pensando all'immensità del mondo, chi non viaggia neanche con il pensiero, chi giudica folli quelli che scelgono strade che pochi hanno percorso, chi non ammette un fallimento e chi al mattino non gode del sole perché troppo impegnato a vedere se gli altri stanno correndo più veloce di lui in una gara che non avrà vincitori.

Giovanni Caccamo a cura di, Manifesto del cambiamento. Parola ai giovani
Treccani, 2023, pp. 97,98

18.11.23

UNA GUIDA PER LA VITA SPIRITUALE

E' sorprendente notare come molte persone, anche impegnate seriamente nel cammino di fede e consacrate al Signore da molti anni, siano sprovviste di una guida spirituale. Tale persona dovrebbe essere soprattutto capace di ascolto: spesso non è necessario dire molte cose, perché chi racconta, nel momento stesso in cui parla vede dispiegarsi davanti a sé il libro della propria vita raggiungendo quello che Ricoeur chiamava "la propria identità narrativa". Infatti ci si conosce solo raccontandosi a un altro, in un contesto di gratuità accogliente, senza l'assillo del dovere o l'angoscia del giudizio... L'accompagnamento spirituale non è finalizzato a ottenere la risposta a buon mercato su di un problema immediato, è un lavoro molto più lento, profondo e faticoso, ma si tratta di un aiuto indubbio anche per la conoscenza di sé dal punto di vista umano.

Giovanni Cucci, La forza della debolezza
edizioni AdP, Roma 2022, p. 81

3.11.23

IL SENSO DELLA FEDE

Dacia Maraini fa una sua sintesi 
del libro Il miracolo di Santa Odilia di Laura Mancinelli 
mentre immagina di dialogare con la sorella...

"Una famiglia medievale vuole a tutti i costi avere una santa nel casato. Di generazione in generazione costringe le figlie a chiudersi in convento, a fare digiuni e sacrifici, a trafiggersi il corpo con cilici segreti. Ma nessuna di quelle bambine pur crescendo, pur crescendo santamente  e riempiendosi di piaghe, riesce a diventare santa. Finché arriva la piccola Odilia, una bambina gentile e allegra. Anche lei viene chiusa in convento e costretta a pregare inginocchiata sui ceci, costretta a portare i cilici sotto la camicia.
Ma Odilia non è come le altre: presto getta via tutti i cilici sacrificali, rifiuta le preghiere ossessive, ripudia la continua mortificazione della carne. Quando ha sedici anni decide che il convento è un posto triste e lo rallegra aprendolo al pubblico: inventa conversazioni collettive sulla responsabilità e sul credo, crea una scuola per bambini, apre la cucina alle donne perché preparino piatti succulenti per i poveri. Quindi decide di piantare delle vigne da cui otterrà un ottimo vino che farà bere, con misura, agli ospiti e alle consorelle. Le quali, invece di lamentarsi, e spettegolare in segreto come facevano prima, cominciano a rimboccarsi le maniche e ad andare al lavoro con allegria e passione.
Ma Odilia non si ferma qui. La sua audacia arriva a introdurre il ballo per i contadini e i servi, nel cortile del convento durante le serate di chiaro di luna. E poi costruisce gli scaffali per libri, tanti libri, e non solo volumi che raccontano le storie dei santi, ma che parlano dell'universo e dei popoli del mondo. Insiste sullo studio, senza per questo eliminare la preghiera, introduce la buona cucina, l'allegria e la gioia di vivere.
La gente comincia a venire da tutte le parti per parlare con la giovane Odilia ritenuta una donna saggia e profonda che sa tutto sulle ultime pratiche agricole, sa tutto sulle stelle, sa tutto sulla cucina. La chiesa del convento che da ultimo era sempre più vuota, prende a riempirsi di un popolo entusiasta che accorre a pregare con convinzione. I pellegrini si fermano al convento per bere, sempre bene accolti e ben curati. Le monache, assieme alle mogli dei contadini, tessono stoffe pregiate che poi rivendono ai nobili. Coi soldi si pagheranno le spese della scuola e della mensa dei poveri.
Di giorno in giorno la giovane Odilia diventa più intraprendente, la sua popolarità si accresce e si estende anche ai paesi vicini. Questo nonostante le ostilità e i mugugni di una Chiesa che non capisce cosa stia combinando e risponde alla sua fama col sospetto e la denigrazione. Niente di eretico, a detta di tutti, ma certamente qualcosa di pericoloso e sorprendente, come sussurrano i preti.
Intanto passano gli anni. Odilia si fa vecchia. Il convento è diventato un centro importante di agricoltura avanzata, un luogo dove la gente va per chiedere consiglio, per ottenere cibo e preghiere, suggerimenti e consolazione.
Infine un inverno particolarmente rigido, in cui la neve copre la campagna e il gelo uccide le vigne e i frutteti, Odilia che sa di morire presto, parla a tu per tu con un roseto ridotto a poveri spini secchi. E sai cosa succede? Le rose improvvisamente prendono a fiorire magnifiche, colorate, profumate, sfidando il ghiaccio e il vento malefico del nord. Ecco il miracolo che farà di Odilia una santa".

"Vuoi dire che la fede, per Laura Mancinelli non è sacrificio, martirio e sofferenza ma gioia di vivere?" chiede la sorella.
"Sì, gioia di vivere, lavoro fatto con allegria, rispetto per la natura e per gli uomini, senza discriminazioni, con generosità e comprensione" risponde Dacia Maraini.


Dacia Maraini, La grande festa
Rizzoli, Milano 2011, pp. 66-68

24.4.23

IL GUSTO

 

... Due distinte accezione del termine "gusto". 
Una è quella del "gusto" inteso come sapore, come sensazione individuale della lingua e del palato: esperienza per definizione soggettiva, sfuggente, incomunicabile. Da questo punto di vista l'esperienza "storica" del cibo è irrimediabilmente perduta. 
Ma il "gusto" è anche sapere, è valutazione sensoriale di ciò che è buono o cattivo, piace o dispiace: e questa valutazione, come abbiamo detto, viene dal cervello prima che dalla lingua. Da questo punto di vista il gusto non è affatto una realtà soggettiva e incomunicabile, bensì collettiva e comunicata. E' un'esperienza di cultura che ci viene trasmessa fin dalla nascita, assieme alle altre variabili che concorrono a definire i "valori" di una società.


Massimo Montanari, Il cibo come cultura
Editori Laterza, Bari 2006 p. 14

9.2.23

CASA DOLCE CASA

Il 4 aprile 1978, Moretti (che sarebbe morto poco più di un anno dopo, il 6 luglio 1979) firmò il testamento pubblico con cui destinava al Comune di Cesenatico la sua biblioteca e il suo archivio... 

Oggi l'abitazione che fu di Moretti è una bellissima casa museo che conserva gli ambienti, ma anche l'atmosfera in cui visse e scrisse il poeta. La casa ha una sua dimensione raccolta, quieta; non è una galleria di mobili dimenticati che stanno invecchiando o di gelidi oggetti che emergono opachi dal passato: è una casa che potrebbe essere di nuovo abitata, da una famiglia numerosa, da un momento all'altro; così come ci si aspetta di vedere entrare, nella camera in cui osserviamo un libro o una stampa, Marino silenzioso,  quasi esitante, come un nonno discreto...

Così ne scriveva: "Ricordati che in queste poche stanze è la tua vita e che altrove tu non sei tu". 

Paolo Cortesi, Guida curiosa ai luoghi insoliti della Romagna
Newton Compton Editori, Roma 2022, p. 21

11.6.22

SOLITUDINE CHE DIVENTA SILENZIO

Sono rimasta profondamente impressionata in questi anni, in cui ho raccolto le lacrime di tanti, nello scoprire che una delle caratteristiche che più accomuna le persone, anche quelle apparentemente più socievoli e di successo, è proprio la solitudine...
Devo prendere atto che le persone capaci di apprezzare e ricercare questi spazi di solitudine, come tempi positivi e irrinunciabili per la propria crescita, sono sempre di meno...
Per andare oltre la solitudine penso sia necessario evitare di fuggirla ma saperla piuttosto cercare in maniera sana, per imparare a riflettere, pregare, meditare, fare i conti con noi stessi. Se non impariamo a stare bene con noi stessi non potremo mai stare veramente bene con nessuno.
E' allora importante imparare a custodire i propri spazi di silenzio per ascoltarsi in profondità, ascoltare i propri bisogni più veri, le proprie ferite, le proprie paure, i propri desideri, scoprire i propri lati positivi su cui scommettere. Più cerchiamo di sfuggire il nostro malessere, anestetizzandoci in mille modi, più sprofondiamo in un male dell'anima che diventa sempre più insopportabile.

Chiara Amirante, E gioia sia
Piemme, Milano 2014, pp. 108-111

16.4.22

SONO AMATA, SONO PREZIOSA

"La fede serve quando non ci sono le risposte. La fede serve quando c'è la tempesta. La fede serve quando non vedi. La fede si osserva al buio, non con la luce accesa, perché quando non hai più nessun appiglio umano, quando non sai dove appoggiarti, allora l'unica cosa che puoi fare è confidare, avere fiducia e ricordarti che per quanto possa sembrare addormentato, Dio è dentro la barca della tua vita...

Questa è l'esperienza più bella della vita spirituale: non accorgerti che Dio esiste, ma che è lì per te. Non dire di avere fede perché pensiamo che Dio sia reale, ma capire che credere significa sapere che Lui è lì per noi. Affermare che Dio esiste non cambia le cose. E' accorgerti che ama te, questo ti salva la vita":

L. M. EpicocoLa pietra scartata
Edizioni San Paolo, 2021, p. 93, 198



15.5.21

ALLA RICERCA

"Il non credente non ha la verità, la cerca: non afferma che Dio non esiste o non può esistere, ma sostiene che per lui non esiste perché non ne ha fatta (o fatta ancora) l'esperienza che lo sancisce inequivocabilmente. Da quel momento non servono prove. Sono state superate dal dono dell'esperienza: Dio è andato da lui".

Vittorino Andreoli, Beata solitudine. Il potere del silenzio
Piemme, Milano 2019, p. 234