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24.4.23

INVECCHIARE INSIEME

In quei miei trent'anni non avevo ancora avuto in mano una Bibbia... La aprii per vizio di lettore. Come tutti, di quelle storie conoscevo i nomi leggendari usati in chiesa, al cinema, a teatro... Mi ricredetti subito. Quel libro di pagine sottili non si comportava da romanzo. Non voleva affascinare il lettore, non era possibile immedesimarsi in uno dei suoi protagonisti... La lettura di quelle pagine remote entrò nei miei risvegli, cominciati al buio su quelle righe prima di uscire incontro al giorno di lavoro. Mi hanno trasmesso profondità di tempo, che è legatura tra avvenire e antico... Le pagine della scrittura ebraica sono ingiallite, logore dall'uso, come le dita che le sfogliano. Invecchiamo insieme.

Erri De Luca, Spizzichi e bocconi
Feltrinelli, Milano 2022, pp. 155-157

9.8.14

IL SALVAGENTE

Quando una voce irrompe nel tuo cranio senza passare per le orecchie, quando tu solo puoi sentirla, non hai altra libertà che di obbedire. Pure se ti comanda lo sbaraglio, devi seguirla perché essa è lo scampo, e ogni altra salvezza una menzogna. Iod (sinonimo di Dio ndc) non aveva scelta, un solo uomo cui appoggiarsi e Nòah non poteva disertare. Era duro da credere. La voce comandava la fabbrica di un'imbarcazione colossale: a lui solo. Gli credevo perché l'amavo. I figli obbedivano in silenzio per rispetto. Lavoravano i campi, governavano loro le bestie, perché lui, il nostro Nòah, s'era messo a tagliare un bosco. Sorgeva un cantiere navale in  mezzo ai monti: bisognava ardere di fede come una fornace per credere alla voce. La generazione sghignazzava di noi, ma io vedevo Nòah colmo di energia. Non era un ragazzo eppure lavorava da prima a ultima luce ed era più forte. Solo il sabato si fermava e il venerdì sera mi abbracciava.
Costruiva un edificio a tre piani, lungo oltre cento metri. Senza poppa né prua, e nemmeno timone, doveva servire solo a galleggiare. Lo incatramò di dentro e poi di fuori tutto eseguì da solo. Era monumentale. Sei un artista, gli dicevo per ammirazione. Lui diceva di no, ch'era operaio e obbediva all'ordine del giorno. L'opera suscitava forze che aumentavano a smentita degli anni. "Ho avuto molti doni, Donna, e questa fabbrica, metà nave e metà cesto, è la mia restituzione"...
Avevamo sette giorni per imbarcare la vita mentre il cielo s'abbuiava di nuvole. Per una settimana lui e i figli fecero posto agli animali nelle celle di quell'alveare di legno. Chiamati da una spinta senza voce venivano a coppie gli animali, da insetti a elefanti. Una processione convergeva su noi, spettacolo di varietà infinite di vita brulicante, mai prima conosciuta. Di notte e giorno, in ordine di due, varcavano la soglia: ecco era spaventoso il silenzio. Erano tutti corpi di esemplari adulti, nessun cucciolo, niente gioco, chiasso. La vita sarebbe stata di nuovo bambina dopo il diluvio e il mare che stavamo per attraversare.
Vennero a coppie secondo un numero prescritto che sapevano già. Ho saputo allora che gli animali sono in ascolto del creatore. I nostri figli avevano convinto tre ragazze a mettersi in salvo insieme a noi. Così nell'ultimo giorno c'imbarcammo in otto, tre coppie di giovani e noi due. Nòah chiuse la porta e la catramò dall'interno, mentre da fuori una mano rifiniva l'opera di protezione. Iod si sporcava le mani con la salvezza.
In quel punto si ruppero le acque accumulate in cielo e traboccarono dal suolo i fiumi degli abissi. Il giorno divenne scuro come sera e l'immenso barcone fu circondato da tenebre di acque. Uno scricchiolio di travature ci avvisò che stavamo galleggiando.

Erri De Luca, Vita di Noè/Nòah. Il salvagente
Milano 2009, Feltrinelli, pp. 58-60

Foto della ricostruzione dell'arca a Rotterdam in Olanda

23.4.11

MOSE' SUL SINAI

Era allenato, rapido, il migliore a salire. Il piede umano è una macchina che vuole spingere in su. In lui la vocazione si era specializzata, dalla pianta del piede era risalita al resto del corpo. Era diventato uno scalatore, unico nel suo tempo. Qualche volta si era perfino arrampicato scalzo.
Scalava leggero, il corpo rispondeva teso e schietto all'invito degli appigli, il fiato se ne stava compresso nei polmoni e staccava sillabe di soffio seguendo il ritmo di una musica in testa. Il vento gli arruffava i capelli e sgomberava i pensieri. Con l'ultimo passo di salita toccava l'estremità dove la terra smette e inizia il cielo. Una cima raggiunta è il bordo di confine tra il finito e l'immenso. Lì arriva alla massima distanza dal punto di partenza. Non è traguardo una cima, è sbarramento. Lì sperimentava la vertigine, che in lui non era il risucchio del vuoto verso il basso, ma affacciarsi sul vuoto dell'insù. Lì sulla cima percepiva la divinità che si accostava.

Erri De Luca, E disse
Feltrinelli, Milano 2011, pp. 9,10

Foto by axshuzaifa

14.8.08

APOCALISSE OGGI

L'Apocalisse ci mette in guardia contro ogni lettura soggettiva, personale e selvaggia, che ci porterebbe fuori strada. L'idea è quella di un rispetto profondo per l'integrità della parola che conduce a non voler aggiungere né togliere nulla.
La conseguenza sarà quella di vivere concretamente ciò che si è compreso. La cosa è seria e si rischia grosso a mal comprendere l'Apocalisse. L'esistenza deve allinearsi alla visione. Ogni lettore dell'Apocalisse è minacciato dalla stessa tentazione. Esaltati dagli "Alleluia" a dagli "Amen", colpiti dalle immagini e dai simboli e dalle visioni celesti, si può essere portati a fermarsi là, dimenticando la propria responsabilità di uomini che devono testimoniare del regno che viene.
L'Apocalisse chiama ad una religione coerente ed equilibrata, alla visione che attende cose future deve accostarsi uno sguardo lucido, ben agganciato alla realtà di tutti i giorni. Questi due eventi, s'impongono entrambi e si controllano reciprocamente. La purezza e l'autenticità della religione dipendono da questo. Senza la profezia che nutre la speranza, la religione si ridurrà ad un'etica relativistica, umanista e soggettiva, nella quale Dio non avrà più posto. Conseguenza estrema di questa omissione, porterà agli abusi di Babele, alle violenze e alle oppressioni delle società totalitarie, dove il valore si fonda sul criterio della maggioranza o del successo. D'altro canto, senza il confronto con la realtà umana, la religione degenera in un delirio patologico e fantastico, se non nel fanatismo pericoloso, come si è osservato a proposito dei messia e delle sette, sorte negli anni scorsi, attorno all'Apocalisse.
Ma, nel momento in cui vorremmo chiudere questo libro, tanto strano e minaccioso, quel grido del cielo si farà udire potente, nelle orecchie dei razionalisti, che rimangono chiuse alla speranza, ma anche in quelle dei folli esaltati, che facilmente vi si perdono.
La lettura dell'Apocalisse spingerà fuori dalla lettura stessa, per incoraggiare, per incontrare l'azione di Dio, affinché egli venga; e nell'uomo affinché vada incontro al Dio che viene.
Al di fuori del libro, nella storia e nell'esistenza, gli eventi, renderanno tutto il loro senso all'Apocalisse.

Jacques Doukhan, Il grido del cielo.
Studio profetico dell'Apocalisse di Giovanni
Edizioni ADV, Impruneta (FI) 2001, pp. 246, 247

Foto by PhotoGraham

7.4.08

DIO CHE PARLA

Il Dio della Bibbia non è soltanto colui che tace, ma colui che ha parlato, parla e parlerà... La Bibbia è la storia di questo Dio che, creatore di un mondo che ne ha dissolto il ricordo e l'ha inserito tra i fantasmi delle sue notti, vuole tornare ad essere l'interlocutore delle sue creature. Vuole parlare e ha parlato e parla.
La Bibbia è la storia di questa ricerca e di questi incontri: domande e risposte che si sono inseguite per dare riposo all'ansia di millenni.
Essa è la testimone di un dono grande e misterioso: il figlio di Dio che si incarna nel tessuto della storia per condurre verso una realtà nuova, per oggi e per sempre, "gli uomini di buona volontà"...
Di fronte a questo libro vecchio di millenni, ma capace di rinnovare caratteri sclerotizzati e affetti umiliati, occorre sfuggire a due estremi: quello di farne un feticcio da agitare contro qualsiasi malocchio, o l'altro di ridurlo a un buon testo di morale arcaica, ricco di qualche buon spunto letterario...
Forse i guai maggiori al riguardo li hanno combinati gli zelanti, ancor più che i nemici. Né l'ignoranza né l'imbecillità sono necessariamente colpe, ma spesso fanno più male dell'ostilità. E la Bibbia paga un prezzo molto alto per una cattiva gestione di chi l'ha onorata e forse, ma non sempre, amata...
Una cosa è certa: non siamo di fronte ad un'opera letteraria, ma ad un testimone potente e forse scomodo della nostra vita e di quella di un'intera civiltà.
E i testimoni non si liquidano prima di averli ascoltati!

Vittorio Fantoni, Ritorno a casa
ADV, Impruneta (FI) 1994, pp. 137-139
Foto by jamelah

21.11.07

IL LIBRO DEI LIBRI


Studio l'ebraico, leggo la Bibbia. Alcune pagine, alcune parole, mi hanno rivelato qualcosa della loro verità e mi hanno istigato a darne notizia. Non ho adattato il testo ad una interpretazione, ne sono stato invece piegato. Per accogliere una rivelazione, grande o piccole che sia, basta a volte essere docili, termine che indicava in origine la disponibilità a farsi istruire.
La Bibbia è almeno una letteratura e il Dio di Israele è se non altro il più grande personaggio letterario dei tempi. L'idea che l'infinito sia onnipotente e agisca sull'infima creatura non è ancora stata superata. Il soffio del Dio che suscita molecole di fango a vita umana offre alla sorte di ognuno il fondamento di una grazia e di una ragione. E' dei grandi libri procurarlo.
Per molti la Bibbia è un testo sacro. Ma mi commuove più di quel valore in sé, il sacro aggiunto, l'opera degli innumerevoli lettori, commentatori, sapienti che hanno dedicato a quel libro il tempo migliore della loro vita. Il sacro in sé della Bibbia è diventato, attraverso di loro, una civiltà.

Erri De Luca, Una nuvola come tappeto
Feltrinelli, Milano 1991, pp. 9,10
Foto by GeoWombats

5.10.06

PAGINE CONSUMATE


Mi avevi portato una Bibbia in regalo.
Non sono stato credente, me ne mancò sempre l’emozione iniziale, però ho letto spesso quel libro. Avevo l’edizione lasciatami da mia madre, da lei sfogliata fino a logorarla, nella sezione del Nuovo Testamento, che di quel volume era la parte conservatasi meglio. Le mie dita hanno accompagnato le righe così tante volte da cancellarle, lasciando pochi caratteri sbiaditi.
Molte volte ho pensato con nostalgia che le generazioni si sono trasmesse questo medesimo libro leggendo in esso sempre qualcosa in meno, proprio come se un unico dito, scorrendo una sola copia, lentamente ne cancellasse le righe. Essere molto sfiorato: la somma di molte carezze è un’abrasione. Ma prima che essa si compia sorge una generazione di fedeltà che prova a ricalcare quelle preziose lettere consunte. In molti punti dovrà ricostruirle con immaginazione. La più intensa lealtà, osando il restauro dell’irreparabile, coincide con la contraffazione.
Stanotte questo pensiero non mi intristisce, non temo più la rovina dell’originale: ora vi riconosco l’opera di una provvidenza che attraverso la nostra cecità riscrive il suo libro. Così la perdita ha un vincolo di scambio con l’acquisto, le parole scomparse raffiorano altrove.
Accade questo anche nella nostra vita, un dito che fruscia su di un foglio, lo logora piano e nel dormiveglia pensiamo che sia il nostro respiro. Noi siamo quella scrittura che sbiadisce, ma la vita, la forma della quale ognuno con orgoglio ha detto: “È mia”, è invece il foglio che resta oltre di noi, tornando bianco. E non è di nessuno.

Erri De Luca, Aceto, arcobaleno
Feltrinelli, Milano 1992, p. 117
Foto by Humancarbin

7.9.06

LIBRI AL ROGO

La mano di Montag si chiuse come una bocca, si schiacciò il libro contro il petto in una follia di devozione, in un'insania smemorata. Gli uomini, sopra, scandagliavano palate di riviste nell'aria polverosa. Le riviste cadevano come uccelli uccisi…
Montag non aveva fatto nulla. Era stata la sua mano a fare tutto, la sua mano, dotata di un cervello proprio, d'una curiosità e d'una coscienza per ogni dito che la componeva, tremante, era stata la sua mano ch'era diventata ladra. Ora essa spinse avaramente il libro ben sotto il braccio, lo premette aderente all'ascella sudata, con una mossa elegante da prestigiatore...
"Da quanto tempo!… Non sono un uomo religioso, ma da quanto tempo non ne vedevo più una!".
Si pose a sfogliarlo, soffermandosi ogni tanto a leggere qua e là. "E' proprio come la ricordavo. Signore, come l'hanno cambiata nei nostri 'salotti' al giorno d'oggi! Cristo è uno della 'famiglia', ora. Mi domando spesso se il buon Dio riconosca il Suo proprio Figlio sotto i panni con cui l'hanno cammuffato, mascherato. Un vero e proprio bastoncino di menta piperita, è ormai tutto zucchero filato e saccarina, quando non lo si colga nell'atto di fare velate allusioni a certi prodotti commerciali, di cui ogni fedele abbisogna assolutamente...
Sapete perché i libri come questo siano tanto importanti? Perché hanno sostanza? Che cosa significa in questo caso "sostanza"? Per me significa struttura, tessuto connettivo. Questo libro ha pori, ha caratteristiche suo proprie, è un libro che si potrebbe osservare al microscopio. Trovereste che c'è della vita sotto il vetrino, una vita che scorre come una fiumana in infinita profusione. Maggior numero di pori, maggior numero di particolarità della vita per centimetro quadrato avrete su un foglio di carta, e più sarete 'letterario'. Questa è la mia definizione, ad ogni modo. Scoprire le particolarità. Particolarità nuove! I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l'abbandonano. Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive. Viviamo in un tempo in cui i fiori tentano di vivere sui fiori, invece di nutrirsi di buona pioggia e di fertile limo nero. Perfino i fuochi artificiali, nonostante tutta la loro eleganza, nascono dalla chimica della terra. Eppure, non so come, riusciamo a credere di poterci evolvere nutrendoci di fiori e di giochi pirotecnici, senza concludere il ciclo del ritorno alla realtà.
Ray Braddbury, Fahrenheit 451
Mondadori, 1978, pp. 44, 96, 98
Foto by Jamelah