Creare rapporti, accettare rapporti che mi vengono offerti, superare le frontiere del mio individualismo sempre risorgente, liberarmi dell'ossessione di me stesso, fare degli altri il punto di riferimento della mia vita, fare della mia vita, comprese le sue colpe e le sue ferite, una vita offerta agli altri questo è mobilitarsi contro la morte e passare dalla morte alla vita.
Per lavoro o per piacere ho letto o leggo ancora molto. Spesso non riesco o non voglio leggere o ricordare tutto. Mi sono quindi allenata a un genere di lettura trasversale. A volte trascuro parti o capitoli ma trovo sempre qualcosa di prezioso. E vorrei condividerlo con altri.
19.11.25
LA PROSPETTIVA DELLA MORTE
15.3.24
MOTIVATI DALL'EGO
3.3.24
LA TRAPPOLA DELL'EGO
Non serve a nulla farsi la cosiddetta posizione, esercitare il potere, comporre trattati di impeccabile rigore teoretico, raggiungere strabilianti acquisizioni scientifiche, ottenere i più prestigiosi riconoscimenti, e poi non essere capaci di dire grazie e di sorridere con sincerità, o essere invidiosi dei colleghi, o praticare una delle tante meschinerie di cui gli esseri umani possono essere raffinati specialisti e passare l'esistenza in continuo malumore. Vivere per passare alla storia, e per questo passare la vita in trappola dell'Io, non è molto intelligente.
1.2.24
5.2.21
LA PANDEMIA, CREATURA MITICA
Dà conforto concedersi del tempo per leggere lentamente ciò che la Pandemia reca inscritto, a caratteri maiuscoli, a proposito del nostro stare col mondo. Era difficile dirci in modo più inequivocabile che siamo andati lunghi nella nostra tecnica di dominio dell'esistente, ostinandoci in un'infinita creazione che ha generato una sorta di rigetto nei tessuti del creato. C'è un equilibrio che non abbiamo mai trovato, e che forse addirittura non c'è. E' infantile pensare che abbiamo devastato un paradiso, ma è urgente capire che abbiamo creato senza armonia. E' sciocco pensare che abbiamo peccato contro la natura, ma sarebbe idiota non ammettere che abbiamo esercitato ogni nostro potere con astuzia più che con intelligenza. Sarebbe tragico considerare un castigo la malattia che uccide, ma sarebbe imperdonabile pensare, da ora in poi, che una sorta di immunità ci tiene al riparo dalle conseguenze di ciò che facciamo. Così, nelle corsie in cui si moriva soli senza sapere di cosa, noi abbiamo disegnato la sintesi mitica di un nostro possibile destino, per costringerci a guardarlo, a temerlo, a dirlo, forse a fermarlo.
21.1.21
SCOLPIRE LA PROPRIA STATUA
Meditare, camminare, leggere, compiere i propri doveri, condursi nella giungla dei sentimenti, ascoltare, coltivare amicizie, dialogare. Esercizi dell'anima, esercizi spirituali. Hadot cita una fulminante espressione di Plotino che spiega molto: quel che occorre fare è scolpire la propria statua... Bisogna ricordarsi che la scultura era per i greci, l'arte della sottrazione, l'abilità manuale con cui ottenere una figura a partire da un blocco di pietra, procedendo per successive sottrazioni. E' esattamente quello che insegnavano quei celeberrimi guru: lavorare su se stessi, scalpellando via tutto ciò che di falso e inutile ci sta attaccato, e liberare, alla fine, quel che noi siamo, nella saldezza imperturbabile della magnificenza dell'esistere. Allora saremmo, davvero, dei sapienti: che non è il nome di uno che sa tutto: è il nome di uno che non ha più paura di niente. Guarito...
... Fare il proprio volo ogni giorno. Almeno un momento che può essere breve, purché sia intenso. Ogni giorno un "esercizio spirituale", da solo o in compagnia di una persona che vuole parimenti migliorare. Uscire dalla durata. Sforzarsi di spogliarsi delle proprie passioni, delle vanità, del desiderio di rumore intorno al proprio nome. Fuggire la maldicenza. Deporre la pietà e l'odio. Amare tutti gli uomini liberi. Questo sforzo su di sé è necessario, questa ambizione giusta.
6.1.21
CREDERE E' VITALE
E poi occorre credere anche in se stessi, non fosse altro perché in una totale svalutazione di sé non si riesce nemmeno ad aver fiducia negli altri.
La imponderabilità del credere, dei meccanismi che lo attivano e lo sostengono, non deve far ritenere che corrisponda a un gioco di casualità, come si trattasse di legami regolati dalla combinazione statistica. Ci sono comunicazioni che vengono prima della consapevolezza, si chiamano anche sub-liminali, sono delle forze, delle energie di legame che semplicemente noi non conosciamo, ma ciò non autorizza affatto a escludere che abbiano una qualche "logica".
26.12.20
LA VITA COME OPERA D'ARTE
“La nostra vita è un'opera d'arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l'arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l'impossibile. E possiamo solo sperare – senza poterci basare su previsioni affidabili e tanto meno certe – di riuscire prima o poi, con uno sforzo lungo e lancinante, a eguagliare quegli standard e a raggiungere quegli obiettivi, dimostrandoci così all'altezza della sfida. L'incertezza è l'habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all'incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità «autentica, adeguata e totale» sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso.“
Zygmunt Bauman, L'arte della vita,
Laterza, Bari 2010
5.9.19
SEGNO DEI TEMPI
Il segno dei nostri tempi è proprio il degrado dei rapporti umani. La cortesia è considerata una dimostrazione di debolezza, la buona educazione un orpello d'altri tempi.
E' il tempo dell'aggressività spicciola, delle grida nel traffico, degli insulti in rete.
Non è solo questione di buone maniere. E' il rapporto tra le persone a essersi impoverito e involgarito. Nessuno si fida più di nessuno: l'affitto, i debiti, i fornitori; persino lo Stato non paga chi gli ha fornito beni e lavoro. La frase ricorrente è "fammi causa"; tanto la magistratura non riuscirà a fare giustizia in tempo.
Ma nessuna economia può prosperare, nessuna società può essere tenuta insieme, senza la fiducia.
Questa guerra di tutti contro tutti, questi giudizi spietati su qualsiasi categoria - politici e tassisti, medici e giornalisti, docenti e poliziotti - questa notte digitale in cui il colpevole vale un innocente, ci sta avvelenando la vita. Mentre il bello di essere italiani è anche l'umanità dei rapporti, il piacere dell'amicizia e del corteggiamento rispettoso, il gusto della conversazione e dello scherzo bonario; questo nostro essere diversi gli uni dagli altri, regione da regione, città da città, e in fondo assomigliarci per l'attaccamento alla famiglia, alla fede, alle passioni, al calcio, all'amore, alla vita.
9.5.19
STRANIERI???
... Lo straniero un tempo distante è diventato il vicino con il quale condividiamo strade, strutture pubbliche, scuole, luoghi di lavoro.E questa è una prossimità destabilizzante poiché dall'altro non sappiamo cosa aspettarci. Non ci è possibile rimuovere o aggirare con un click differenze fin troppo reali e l'universalità perdura o immaginaria dei nostri valori deve lasciare il posto a una faticosa compatibilità.
18.3.18
PRENDERE COMMIATO
Ci sono nondimeno commiati definitivi e commiati temporanei, commiati dolorosi e commiati che non fanno male; ma non da tutto si può prendere commiato: non si prende commiato dalle persone, dalle esperienze, dai luoghi, dai paesaggi, dalle situazioni, dai libri, dalle musiche, che hanno radici ineliminabili dalla nostra vita.
Eugenio Borgna, L'indicibile tenerezza. In cammino con Simone Weil
Feltrinelli 2016, p. 207
21.10.15
GRATITUDINE
Questa è ingratitudine, perché non si sa vedere e riconoscere i beni ricevuti. Forse è l'unico peccato: non dire grazie alla grazia. Il lamento è un diritto e un appello sacro che il povero e la vittima elevano quando sentono mancare il bene, quando soffrono l'abbandono. Ma quando il lamento prevale perché dimentica il bene, è ingratitudine.
9.9.15
ANTENATI DEGLI ODIERNI VEGANI
Ovidio, Metamorfosi, XV libro, versi 116-129 (tratto da Ugo Magnani, La legge di giustizia sul mondo animale, Mangiarotti, Cremona 1966) citato in Margherita Hack, Perché sono vegetariana, pag. 63
Foto by mbeo
28.8.13
VECCHIA PROFEZIA SULLA SOCIETÀ DI MASSA
Friedrich Nietzsche, Al di là del bene e del male
Adelphi 1977, aforisma n. 242
Foto by Zachary Tarrant
18.5.13
IL LETTERATO E LA GUERRA
Foto tratta da www.pietredellamemoria.it.
7.2.12
GERUSALEMME
Iniziamo a mangiare. Gli stridori della notte crescono intorno a noi. Una falena gigantesca ruota follemente nei pressi della lampada appesa al frontone di casa. Nel cielo, dove un tempo si perdevano tante romanze, una falce di luna abbraccia una nuvola. Sopra il muretto di recinzione è possibile vedere le luci di Gerusalemme, con i suoi minareti e i campanili delle sue chiese, che quel bastione sacrilego, miserabile e brutto, nato dall'inconsistenza degli uomini e delle loro incorreggibili carognate, ormai sconcia. Eppure, nonostante l'affronto che le fa il Muro di tutte le discordie, Gerusalemme la sfigurata non si piega. È sempre lì, rannicchiata fra la clemenza delle sue pianure e i rigori del deserto di Giudea, e attinge la propria sopravvivenza alle sorgenti della sua eterna vocazione, alle quali né i re di un tempo né i ciarlatani di oggi avranno mai accesso. Sebbene crudelmente spossata dagli abusi degli uni e dal martirio degli altri, continua a conservare la fede, stasera più che mai. Sembra che si raccolga in mezzo ai suoi ceri, che riscopra l'intera portata delle sue profezie adesso che gli uomini si preparano a dormire. Il silenzio si vuole un porto di pace. La brezza fruscia nel fogliame, carica d'incenso e profumi del cosmo. Basterebbe prestare orecchio per sentire il polso degli dèi, tendere la mano per cogliere la loro misericordia, avere presenza di spirito per fare corpo con loro.Mondadori, 2007, pp. 129-130
Foto by Joseph
18.7.11
DONNE E UOMINI VUOTI
Ho picchiato la testa contro il muro per anni finché non sono riuscita a far scendere dal cervello al cuore e alla pancia le parole insistenti della mia analista: la necessità di accettare che esistono persone prive della capacità di intendere davvero la sofferenza inflitta all'altro e di curarsene. Ho capito l'assurdità della domanda. Nella mia vita è un percorso sterile che non porta a nulla...
Esistono gli "uomini vuoti", ma il mondo non per questo si svuota di senso, diventando un deserto senza speranza. Appassisce un'illusione infantile che cede il passo alla consapevolezza che il senso va costruito, con fatica...
L'intuizione dell'umanità impoverita, di chi non sa darsi conto e cura delle sofferenze altrui mi ha portato a desistere, colmandomi di un sentimento di pena, mista a distacco. Senza rabbia né rassegnazione. Solo, la determinazione a fare altrimenti. Nel mondo il male esiste, dentro all'uomo, mescolato alla vita. E' necessario saperlo, e fare ogni cosa possibile per agire in positivo. Pensare di più, e altrimenti, scrive Paul Ricoeur la filosofia morale è pratica e dialettica, il problema del male va affrontato attraverso le azioni complementari del pensare, dell'agire e del sentire. L'ho letto a vent'anni ma ho cominciato a sentirlo scorrere nelle vene dieci anni dopo.
Benedetta Tobagi, Come mi batte forte il tuo cuore
Einaudi, Torino 2009, pp. 284-286
Foto by GuilleDes
30.5.11
VITA AUTENTICA
Si dice che è più importante essere che avere... ma preferisco, più dinamicamente, dire "è più importante vivere che fare". E questa preminenza del vivere sul fare - che è poi la preminenza del vivere sulle modalità concrete della vita, le sue espressioni episodiche, operative e in fondo accidentali - pacifica le sempre incombenti frustrazioni che si appiattano all'angolo delle possibilità perdute. E la vita è una collana di possibilità perdute; e tanto più si fa densa, ricca di curiosità, di interessi, di spazi, tanto più le possibilità, le occasioni, le esistenze perdute aumentano. Ma esse non sono che modi del tutto secondari rispetto a qualche cosa che ci cresce e ci matura dentro; e che è appunto la vita.
Adriana Zarri, Un eremo non è un guscio di lumaca
Einaudi, Torino 2011, pp. 90,91, 107
Foto by Martin Gommel
LA MORTE CHE NON FA PAURA
Il principale sogno dell'umanità è sbarazzarsi della paura delle morte, e al contempo di tutte le altre paure. Questo significa non sopprimere in generale la morte, bensì eliminare la morte improvvisa, imprevedibile e prematura, che si abbatte sull'individuo quando non è ancora sazio della vita e non ha compiuto ciò per cui è destinato. Sottomettere la morte, in fin dei conti è appunto questo lo stimolo basilare della scienza, del progresso e del pensiero sociale...
Quando la morte cesserà di infondere timore e di essere percepita come un male, si potrà considerare che l'umanità abbia concluso felicemente il suo cammino e sia tornata all'Eden.
B. Akunin, Le città senza tempo. Storie di cimiteri
Frassinelli, Milano 2006, pp 116, 199
Foto by charliebomber
20.2.10
UN VERO UOMO
Un vero uomo è tale per il modo in cui interpreta l'essenza specifica della natura umana, cioè la libertà. Un vero uomo è l'uomo libero da ogni servilismo esteriore, che non si inchina a baciare la mano di nessuno, né desidera che qualcuno si inchini a baciare la sua, atteggiamenti che contrassegnano l'esistenza all'insegna del potere e non della libertà.















