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28.3.26

SIMPATIA PER IL MONDO

"Non si converte se non quello che si ama: se il Cristiano non è in completa simpatia col mondo nascente, se egli non prova in sé stesso le aspirazioni e le ansietà del mondo moderno, se non lascia crescere nel suo essere il senso dell'umano, egli non realizzerà mai la sintesi liberatrice tra la terra e il cielo da cui può nascere la manifestazione ultima del Cristo universale. Ma egli continuerà a ingannarci e a condannare quasi indistintamente ogni novità, senza discernere, tra le sporcizie e i mali, gli sforzi sacri di una nascita...
Gli scettici, gli agnostici, i falsi positivisti si sbagliano. Attraverso le civiltà che si spostano, il mondo non va a caso, né segna il passo, ma sotto l'universale agitarsi degli esseri qualcosa si compie, qualcosa di celeste senza dubbio, ma anzitutto di temporale. In questo mondo nulla si perde, per l'uomo, della sofferenza dell'uomo".
Teilhard De Chardin
Alcune riflessioni sulla conversione del mondo
Edizioni Dehoniane, Bologna 1966, pp. 37,38

12.2.08

SCIENZA E FILOSOFIA

Ma quand'anche ci fosse una sola teoria unificata possibile, essa sarebbe solo un insieme di regole e di equazioni. Che cosa è che infonde vita nelle equazioni e che costruisce un universo che possa essere descritto da esse? L'approccio consueto della scienza, consistente nel costruire un modello matematico, non può rispondere alle domande del perché dovrebbe esserci un universo reale descrivibile da quel modello. Perché l'universo si dà la pena di esistere? E la teoria unificata è così cogente da determinare la sua propria esistenza? 0ppure ha bisogno di un creatore e, in tal caso, questi ha un qualche altro effetto sull'universo? E chi ha creato il creatore?
Fino a oggi la maggior parte degli scienziati sono stati troppo occupati nello sviluppo di nuove teorie che descrivono che cosa sia l'universo per porsi la domanda perché? D'altra parte, gli individui professionalmente qualificati a chiedersi sempre perché, essendo filosofi, non sono riusciti a tenere il passo con il progresso scientifico. Nel Settecento i filosofi consideravano di propria competenza l'intero sapere umano, compresa la scienza, e discutevano problemi come: l'universo ha avuto un inizio? Nell'Ottocento e nel Novecento la scienza divenne però troppo tecnica e matematica per i filosofi o per chiunque altro tranne pochi specialisti. I filosofi ridussero a tal punto l'ambito delle loro investigazioni che Wittgenstein, il filosofo più famoso di questo secolo, disse: «L'unico compito restante per la filosofia è l'analisi del linguaggio». Quale caduta dalla grande tradizione della filosofia da Aristotele a Kant!

Stephen Hawking, Dal big bang ai buchi neri
Rizzoli, Milano 1998, pp. 196,197
Foto by radiospike photography

29.12.07

SCIENZA E FEDE COME ALLEATE

L'uso della scienza ha permesso grandi conquiste di civiltà. Se oggi si sta meglio che in qualsiasi altra epoca storica, se la vita media dell'umanità tocca livelli mai prima raggiunti a memoria d'uomo, questo è merito delle applicazioni tecnologiche a scopi di pace.
Il vero motore del progresso non sono le ideologie politiche ma le grandi conquiste della scienza che hanno aperto le strade ad applicazioni tecnologiche per l'uomo. Però l'uso della scienza non è più scienza. Purtroppo da quando è stata scoperta la scienza, le applicazioni tecnologiche contro la vita, contro l'amicizia tra i popoli, contro i valori della dignità umana hanno fatto la parte del leone. L'uso della scienza a scopi di guerra e di distruzione ha prevalso. Le applicazioni tecnologiche per migliorare il livello della vita e per difendere la dignità umana non sono state mai prioritarie nelle scelte politiche.
L'uso della scienza ha bisogno di valori. La più grande e genuina sorgente di valori è la fede. Nell'immanente è la scienza - fonte di valori in sintonia con la fede - che ci ha aperto gli occhi sull'esistenza delle leggi fondamentali della natura.
Nel trascendente è la fede l'indiscutibile sorgente di valori affinché l'uso della scienza non sia più contro l'uomo né contro la vita ma per il benessere, la prosperità, la giustizia e il rispetto della dignità umana.
Ecco perché nel Terzo Millennio dobbiamo riuscire a realizzare una grande alleanza tra scienza e fede.

Antonino Zichichi, Perché io credo in colui che ha fatto il mondo
Il Saggiatore, Milano 1999, p. 217
Foto by watz

7.4.07

NON SIAMO FRUTTO DEL CASO

Fra quegli scienziati che non sono religiosi in senso tradizionale, molti confessano una vaga sensazione che vi sia "qualcosa" oltre la realtà superficiale dell'esperienza quotidiana, un significato dietro l'esistenza. Persino gli atei più incalliti provano ciò che è stato definito un senso di riverenza nei confronti della natura, un'attrazione e un rispetto per la sua profondità, bellezza e ingegnosità, ch è simile al timore religioso. Gli scienziati, in verità, sono persone molto sensibili a queste cose. Non c'è equivoco maggiore sugli scienziati dell'opinione diffusa che siano individui freddi, duri e senz'anima.
Quanto a me, faccio parte di quel gruppo di scienziati che non professa nessuna religione tradizionale, ma, nonostante ciò, nega che l'universo sia qualcosa di accidentale, senza uno scopo...
Non posso credere che la nostra presenza in questo universo sia solo un gioco del fato, un accidente della storia, una battaglia casuale del grande dramma cosmico. Il nostro coinvolgimento è troppo intimo: la specie fisica Homo può anche non contare nulla, ma l'esistenza della mente in un organismo di un pianeta dell'universo è sicuramente un fatto di importanza fondamentale. L'universo ha generato, attraverso degli esseri coscienti, la consapevolezza di sé: non può essere un dettaglio banale, un sottoprodotto secondario di forze cieche e senza scopo. La nostra esistenza è stata voluta.

Paul Davies, La mente di Dio
Mondadori, Milano 1993 pp. 7,288
Foto by Kalense Kid

12.10.06

FEDE NELLA SCIENZA

La scienza ha tutto il diritto di concentrare la propria attenzione sul fisico, cioè sul mondo esterno. Non ha però il diritto, una volta fatto questo, di dire che non esiste nient'altro.
Quando alcuni scienziati parlano delle "basi biologiche della violenza" sono fuori strada. La scienza può, almeno per come è praticata, studiare la portata infinitamente vasta dello spazio esterno, ma non può studiare efficacemente la dimensione interna dell'essere umano. Se siamo in cerca di risposte sulla vita e ci rivolgiamo alla scienza per averle, dovremo constatare che essa non sarà in grado di fornircele. Ci sentiremo vuoti.
Siamo quasi arrivati a credere, senza giustificazione, che la volontà umana, la nobiltà, la bellezza e tutti gli scopi primi che appartengono alle categorie che questi scienziati non studiano, non esistano.
Questo conduce a una forma di riduzionismo, all'interno della quale la scienza occupa un enorme spazio, colonizzando le menti di coloro che non sono scienziati, soprattutto perché tutto ciò è amplificato dai mass media.
I media ci raccontano di nuove e quotidiane "scoperte" di geni: l'obesità, le inclinazioni sessuali, l'intelligenza, il sex appeal o perché vi piace il burro di arachidi - hanno appena scoperto il gene o l'ormone o il vattelapesca, che ne è la causa. Nessuno scienziato competente affermerebbe che si possono individuare le tracce di elementi sottili e complessi come la rabbia, il desiderio, o l'aggressività in un gene o in un ormone, ma noi, il pubblico generico, veniamo risparmiati da queste "sottigliezze". Arriviamo a credere di non possedere una volontà e che non esista redenzione per gli esseri umani, che la nostra vita sia senza significato o direzione.

Michael N. Nagler, Per un futuro non violento
Ponte alle grazie, Milano 2005, pp. 52,53
Foto by Epugachev