Fra quegli scienziati che non sono religiosi in senso tradizionale, molti confessano una vaga sensazione che vi sia "qualcosa" oltre la realtà superficiale dell'esperienza quotidiana, un significato dietro l'esistenza. Persino gli atei più incalliti provano ciò che è stato definito un senso di riverenza nei confronti della natura, un'attrazione e un rispetto per la sua profondità, bellezza e ingegnosità, ch è simile al timore religioso. Gli scienziati, in verità, sono persone molto sensibili a queste cose. Non c'è equivoco maggiore sugli scienziati dell'opinione diffusa che siano individui freddi, duri e senz'anima.Quanto a me, faccio parte di quel gruppo di scienziati che non professa nessuna religione tradizionale, ma, nonostante ciò, nega che l'universo sia qualcosa di accidentale, senza uno scopo...
Non posso credere che la nostra presenza in questo universo sia solo un gioco del fato, un accidente della storia, una battaglia casuale del grande dramma cosmico. Il nostro coinvolgimento è troppo intimo: la specie fisica Homo può anche non contare nulla, ma l'esistenza della mente in un organismo di un pianeta dell'universo è sicuramente un fatto di importanza fondamentale. L'universo ha generato, attraverso degli esseri coscienti, la consapevolezza di sé: non può essere un dettaglio banale, un sottoprodotto secondario di forze cieche e senza scopo. La nostra esistenza è stata voluta.
Paul Davies, La mente di Dio
Mondadori, Milano 1993 pp. 7,288
Foto by Kalense Kid