La lotta contro il razzismo deve essere un riflesso quotidiano. Non bisogna mai abbassare la guardia. Bisogna cominciare con il dare l'esempio e fare attenzione alle parole che si usano. Le parole sono pericolose. Certe vengono usate per ferire e umiliare, per alimentare la diffidenza e persino l'odio. Di altre viene distorto profondamente il significato per sostenere intenzioni di gerarchia e di discriminazione. Altre sono belle e allegre.Bisogna rinunciare alle idee preconcette, a certi modi dire e proverbi che vanno nel senso della generalizzazione e per conseguenza del razzismo.
Bisognerà riuscire a eliminare dal vocabolario le espressioni che portano a idee false e pericolose. La lotta contro il razzismo comincia con un lavoro sul linguaggio. Questa lotta d'altra parte richiede volontà, perseveranza ed immaginazione. Non basta più indignarsi di fronte a un discorso o a un comportamento razzista. Bisogna anche agire, non dare spazio a una deriva di carattere razzista. Non dire mai "non è poi così grave!". Se uno lascia correre e lascia dire, permette al razzismo di prosperare e di svilupparsi anche tra le persone che avrebbero potuto facilmente evitare di abbandonarsi a quel flagello...
Nessuno ha diritto di umiliare un'altra persona. Ciascuno ha diritto alla sua dignità. Con il rispetto di ciascuno si rende omaggio alla vita, in tutto ciò che ha di bello, di meraviglioso, di diverso e di inatteso. Si dà testimonianza del rispetto per se stessi trattando gli altri con dignità.
Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia
Bompiani, Milano 2008, pp. 60-62
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