9.9.15

ANTENATI DEGLI ODIERNI VEGANI

Qual pena voi meritaste, o pecore, o placidi animali, voi, nate gli uomini a beneficare, voi che il nettare vostro nelle gonfie mammelle ci recate, e le lane vostre ci date a nostro vestimento, e che in vita più che da morte a noi giovate? Qual pena mai ha meritato il bove, questo animale senza inganni o frode, innocuo, semplice, venuto al mondo per sopportar fatiche? Veramente è un ingrato, non è degno del guadagno ottenuto nelle messi, colui che, appena toltolo dal peso dell'aratro ricurvo, ha avuto il cuore di macellare il suo compagno agreste, chi quel collo logorato dal lavoro con la scure ha percosso, e grazie al quale tante volte, egli il duro suolo reso aveva fecondo. E non basta che sia un tale misfatto perpetrato; gli stessi Dei si volle compartecipi al crimine e del massacro del giovenco aratore si vuol credere abbia il nume superno a compiacersi.

Ovidio, Metamorfosi, XV libro, versi 116-129 (tratto da Ugo Magnani, La legge di giustizia sul mondo animale, Mangiarotti, Cremona 1966) citato in Margherita Hack, Perché sono vegetariana, pag. 63

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