26.12.17

LA CANZONE DEGLI UOMINI

In una delle tribù dell'Africa, quando una donna sa di essere incinta, si addentra nella savana con altre donne e insieme pregano e meditano fin quando identificano la “canzone del bimbo”.
Quando il bimbo nasce, la comunità si riunisce e gli canta la sua canzone.
La stessa canzone viene insegnata a tutta la famiglia, così quando il piccolo cade o si fa male ci sia sempre qualcuno che possa prenderlo in braccio e rassicurarlo con quel canto. 
Quando diventa adulto, la gente si riunisce nuovamente e canta. 
Quando arriva il momento del suo matrimonio la persona ascolta la sua canzone.
E alla fine, quando  sta per andarsene da questo mondo, la famiglia e gli amici gli si avvicinano e, come al momento della sua nascita, cantano la sua canzone per accompagnarlo nel “viaggio”.
In questa tribù dell’Africa c’è un’altra occasione nella quale gli uomini cantano la canzone.
Se in alcuni momenti della vita la persona commette un crimine o un atto socialmente riprovevole, lo conducono fino al centro del villaggio e le persone della comunità formano un cerchio intorno a lui.
E allora gli cantano la sua canzone.
La tribù sa che la correzione per una condotta anti-sociale non è il castigo; è l’amore e il ricordo della sua vera identità.
Quando riconosciamo la nostra canzone non proviamo né la voglia né la necessità di giudicare nessuno.
I tuoi amici conoscono “la tua canzone” e te la cantano quando te la dimentichi.
Quelli che ti amano non possono essere ingannati dagli errori che hai commesso o dai lati oscuri che mostri agli altri.
Ti ricordano la tua bellezza quando ti senti brutto; la tua totalità quando ti senti straziato; la tua innocenza quando ti senti in colpa e i tuoi propositi quando ti senti confuso.

Tolba Phanem
poetessa africana, impegnata nella difesa
dei diritti civili delle donne